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di Cathia Creuso

Tra tutte le malattie infettive trasmissibili il morbillo è una di quelle più contagiose, il che rende il controllo dei focolai molto complesso.

Pertanto, a causa dell'elevata trasmissibilità del virus, la possibilità di contagio nelle sale di attesa delle strutture sanitarie è alta e le persone possono infettarsi dopo un tempo di esposizione relativamente breve.

Il virus del morbillo può sopravvivere fino a 2 ore nell'aria o su oggetti o superfici, e una persona suscettibile può essere infettata anche dopo che la persona malata ha già lasciato l'ambiente.Pertanto, a causa dell'elevata trasmissibilità del virus, la possibilità di contagio nelle sale di attesa delle strutture sanitarie è alta e le persone possono infettarsi dopo un tempo di esposizione relativamente breve.

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Angela Pittari

 

di Angela Pittari

“Del maiale non si butta via niente!” Il maiale fa parte della nostra cultura, ha accompagnato intere generazioni nella quotidianità, è stato motivazione di aggregazione servito in superlativi banchetti ed ha dato luogo a piatti di alta arte culinaria.

Per anni è stato una sicurezza, una garanzia di abbondanza, un buon auspicio per chi lo alleva, un piacere per chi assaggia le sue carni  gustose e nutrienti, i suoi salumi profumati e saporiti.  Il maiale era una tranquillità per le famiglie contadine, era una eredità certa per l’inverno, quasi una dote e la sua macellazione era attesa come un rito,  il peso della bestia, lo spessore del lardo era l’orgoglio del capofamiglia, il rendimento delle carni in prosciutti, capocolli e salsicce un vanto, una giustificata fierezza. Nei periodi di grande carestia era una ricchezza, poter contare anche sugli scarti delle carni era una valida alternativa alla fame assicurata.

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Saverio Mirabassi

 

di Saverio Mirabassi

 

Troppo zucchero rischia di trasformarsi in "veleno" per il fegato dei bambini. L’uso sistematico del fruttosio aggiunto ai cibi e alle bevande ha gli stessi effetti pericolosi dell'alcool: ogni superamento  rispetto al fabbisogno giornaliero (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. La conferma scientifica arriva da uno studio dei ricercatori dell'area di Malattie epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, per la prima volta in letteratura, rivela il meccanismo attraverso cui avvengono i danni provocati dal fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli.

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Rubrica curata da:

Giuseppe Ragnatela

 

Teresa Cazzato