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A cura di G. Fasani, L. Corrini
Pediatri di Famiglia - Cremona

La  purezza dell'aria ed il controllo dell'inquinamento ambientale, quali fattori essenziali per la salute dell'uomo, sono stati all'attenzione di molti medici del tempo antico e dell'epoca moderna.  Basti pensare che una delle malattie più frequenti sino oltre la metà del secolo scorso, porta il nome assai suggestivo di  "malaria", che il Girtanner ,  famoso pediatra tedesco della fine del '700 definiva "….febbre intermittente che s'ingenera ne' luoghi paludosi, e umidi, mercé le esalazioni di cui è infetta l'atmosfera". L'attenzione al problema della qualità dell'aria respirata si fece pressante soprattutto a partire dal secolo dei Lumi.  Per quanto attiene all'età pediatrica in particolare ricordiamo che nel 1763 venne pubblicata a Napoli la traduzione italiana della "Dissertazione sull'educazione fisica de' fanciulli" di Ballexserd (Fig. 1), nella quale l'autore sottolineava la necessità di affidare i lattanti a balie che abitassero in luoghi "…dove si respiri aria buona, in paese di pianura o collinette, in una casa alquanto alta, illuminata fin dalla mattina dal sole, e soprattutto in un sito lontano dalle paludi, e da ogni altra esalazione putrida …".  Secondo l'autore infatti la morbilità e la mortalità nei primi anni di vita   erano assai elevate, nelle grandi città,  anche  e soprattutto a causa dell'inquinamento ambientale. Il Ballexserd sottolineava quanto fosse nociva "….a' bambini un'aria carica di esalazioni …",   in particolare l'aria di Londra "……infestata dal fumo del carbon fossile….." e concludeva dicendo:  "La salubrità dell'aria è una condizione così assolutamente essenziale alla conservazione della nostra specie, che dovremmo usarci la più scrupolosa cautela".

FIG. 1 - Frontespizio del Ballexserd

FIG. 1 - Frontespizio del Ballexserd

Intorno agli anni settanta del XVIII secolo grazie alle ricerche di alcuni famosi chimici , tra cui Lavoisier, venne definitivamente accertato che l'aria è una miscela di gas e che tra questi gas assume fondamentale interesse ai fini della respirazione l'ossigeno. Veniva già allora rilevato  che la stessa aria, soprattutto nelle grandi città,    poteva essere contaminata da gas e da sostanze potenzialmente  dannosi alla respirazione stessa. Gli agenti inquinanti del XVIII secolo erano ovviamente ben diversi dagli attuali  ed erano rappresentati soprattutto dall'anidride solforosa e dalle polveri (prodotte dalle combustioni industriali e domestiche) ovvero il cosiddetto smog classico "tipo Londra" : nel 1660 in Inghilterra si consumavano 2 milioni di tonnellate di carbone l'anno. Un aspetto coinvolgente e  suggestivo di questo tipo di inquinamento   è quello consegnatoci  da Charles Dickens nella prima metà dell'ottocento nella sua incisiva descrizione di "Coketown": una città ed i suoi abitanti avvolti dal grigio monocromo  di fumi, fuliggini e ceneri prodotti dai processi di combustione del carbone impiegato nelle prime industrie. Tissot nel 1770 nel suo "Saggio intorno alle malattie"  scriveva che "…..l'aria aperta…… è  molto preferibile a quella che  respira l'uomo dedito ai piaceri del Mondo, i cui appartamenti per quanto sieno grandi, e ben tenuti,  altr'aria non possono somministrargli, se non quella delle Città, sempre molto inferiore , anche nelle piazze e nei luoghi più sani, a quella di campagna….." e proseguiva affermando che "….quest'aria di Città è assai spesso contaminata da cattivi odori, che vi si mischiano……. e fanno salire il sangue alla testa e irritando il genere nervoso son cagione di nocumento….." .
A questo pericolo, rilevava  Tissot,  poteva in qualche modo porre  rimedio il vento: "…..Sono i venti uno di quegli agenti della Natura, le cui impressioni son necessarie a tutti i corpi organizzati. L'aria immobile è per gli animali, e per le piante, quello che l'acqua torbida di palude sarebbe per quelle specie di pesci che son usi a vivere nell'acqua corrente.…". Cinque anni dopo nel 1775  il  fisico milanese Marsilio Landriani (Fig.2)

FIG. 2 -  Marsilio Landriani

FIG. 2 -  Marsilio Landriani

(forse stimolato anche dal Parini  che nel 1759 aveva scritto un'ode dal titolo  "La salubrità dell'aria") pubblicava un volume dal titolo “Ricerche fisiche intorno alla salubrità dell’aria”, nel quale egli descriveva un apparecchio dal suggestivo nome di Eudiometro (Fig. 3) adatto per misurare appunto lo stato di respirabilità dell'aria ed il grado di inquinamento dell’atmosfera.

FIG. 3 - Eudiometro di Landriani

FIG. 3 - Eudiometro di Landriani

L'eudiometro, inventato da Guglielmo White e reso più funzionale dallo stesso  Landriani, venne successivamente modificato e migliorato da un altro grande scienziato italiano, Alessandro Volta. Nel 1795 il dottor Gaetano Palloni, Accademico dei Georgofili e primo docente di Pediatria riconosciuto, diede alle stampe un breve trattato "Sulle cause più generali che diminuiscono o distruggono la respirabilità dell'aria atmosferica e dei mezzi che impiega la natura per restituirgliela mediante la vegetazione". Il Palloni, lagnandosi della tendenza degli uomini a rinchiudersi in grandi agglomerati cittadini, si sofferma  a sottolineare la maggior salubrità dell'aria di campagna rispetto a quella delle città, grazie anche alla azione benefica purificatrice  che le piante esercitano sull'aria stessa:  "……lungi dunque dalle città o dal centro delle medesime, se con l'aria respirar vogliamo la vita, ed il vigore; facciam sovente nostro soggiorno le amene campagne, ove non solo mancano quelle cause, che diminuiscono, come nelle città, questo principio vitale dell'atmosfera, ma vi esistono al contrario delle cagioni che continuamente lo conservano, ed aumentano, quali sono appunto le acque correnti e la maggior parte delle piante che rivestono il suolo".  L'inquinamento atmosferico delle grandi città, secondo lo stesso medico, era reso ancora più pericoloso dalla assenza di igiene e pulizia: "Che dovrà dirsi se poi ai cattivi effetti sulla respirazione umana si uniranno quelli della mancanza di pulizia nelle case e nelle pubbliche strade?".  Il Palloni auspicava che i centri abitati fossero ricchi di canali con acque correnti e di vegetazione ed affermava:  "Per opporsi dunque quanto è possibile a queste funeste, e spesso inevitabili conseguenze, grandissima attenzione e riguardo aver si deve alla fisica costituzione delle città, di cui il principal vantaggio si è quello, che oltre all'esser bene aperte, ventilate, e con strade assai larghe e nette, contengano pure in se il maggior numero di giardini, e di piante vegetanti…….". Nel 1825 il Dott. Luigi Carrara , medico interno dell'Ospitale Azzanelli in Bergamo, in un suo trattatello dal titolo "Il medico di se stesso ovvero avvertimenti al popolo intorno alla propria salute"  si interessava a sua volta della salubrità dell'aria affermando che chi aveva a cuore la propria salute doveva  "….fuggire tutti i luoghi dove l'aria è impegnata di cattive esalazioni: quindi dove sono immondezze, paludi, o pozzanghere, letamai, cimiteri, macelli, fenili, o ammassi di fieno in fermentazione…." ed ancora che le abitazioni dovevano essere "… lontano dalle fornaci, dai luoghi dove si acconcian pelli, dove si scioglie calce, o altri minerali …". Anche per il Carrara l'aria di campagna era sempre assai migliore rispetto a quella delle città.
Dopo di lui il Martini nel 1832, nel suo "Manuale di Igiene" sottolineava come un'atmosfera carica di "miasmi" e "mefiti" , potesse dar luogo a varie malattie tra cui "le febbri intermittenti". Di qui la necessità di rinnovare costantemente l'aria nei luoghi chiusi.  Il Martini consigliava di porre particolare attenzione ai "corpicciuoli svolazzanti" in grado danneggiare le vie aeree : "Se noi ci fermiamo in mezzo ad un polverio, si desta la tosse: per la quale la trachea caccia fuori le molecole straniere….ma a lungo andare ella ammette i corpi peregrini i quali producono infiammazioni lente ed inosservate, e per questo più terribili e funeste. Il danno sarà più pronto e più grave, qualora le molecole sieno per propria natura perniciose". A metà ottocento il pediatra londinese Carlo West attribuiva all'aria inquinata persino il "trismo o tetano neonatale" : "Nulla, però, può meglio provare essere atto alla produzione di questa malattia quanto la condizione di un'atmosfera corrotta". Ma chi sopra ogni altro verso la metà dell'ottocento pose attenzione alle condizioni di salubrità dell'aria fu Paolo Mantegazza , Cattedratico dell'Università di Pavia. Nel suo famosissimo trattato "Elementi d'Igiene" egli dedica infatti un ampio capitolo all'aria ed alla respirazione.  "L'aria impura è più pericolosa del cattivo cibo…..può molte volte avvelenarci lentamente, logorarci la vita, senza che i nostri sensi abbiano potuto dare l'allarme", così si esprime il Mantegazza nelle prime righe del capitolo riguardante l'aria e la respirazione.  E si sofferma a dare una definizione assai dettagliata di quella che egli ritiene un'aria "ottima", che deve contenere "….ossigeno, azoto e tracce d'acido carbonico; non deve essere né troppo umida, né troppo secca, né troppo calda, né troppo fredda: è inodora e non contiene che piccolissime quantità di polvere natante, soprattutto poi  non contiene miasmi e prodotti di scomposizione vegetale e animale. Respirata eccita il polmone e il cuore ad un attivo lavorio, non toglie l'appetito, né da cefalea, né senso di malessere".  L'aria poi è tanto più pericolosa, quanto più contiene polveri "….elemento straniero che introduciamo nel polmone e che può produrre lente irritazioni…". Tra le polveri più nocive il Mantegazza inserisce le "…polveri finissime di corpi molto duri…", che noi tendiamo a respirare maggiormente …… quanto più abitiamo vicini al suolo   e nel più fitto delle città". L'aria di campagna e di mare   è tanto più sana in quanto poverissima di polveri, ed è proprio nell'aria pura che il Mantegazza consiglia la "ginnastica polmonare" per migliorare l'ossigenazione e rafforzare l'apparato respiratorio, per mezzo  di un semplice apparecchio da lui approntato (Fig. 4).

FIG. 4 - Apparecchio per la ginnastica polmonare

FIG. 4 - Apparecchio per la ginnastica polmonare

Ricordiamo infine che anche il medico cremonese Fulvio Cazzaniga, alla fine dell'ottocento, si interessava del problema dell’ambiente  e scriveva “Un’atmosfera leggermente mossa, ricca di ossigeno, pura di pulviscoli e di emanazioni putrescenti,  in mezzo alla quale i nostri polmoni si allargano e la sanguificazione si compie con piacevolezza… noi siamo soliti chiamarlo un ambiente sano…” ed ancora  “Un aere morto, invece, pesante e carico di effluvi e di fermento lo si chiama ambiente malsano e corrotto perché infesto alla manifestazione della vita. “ . E dunque, proseguiva il Cazzaniga, nell’ambiente sano  anche “…..le funzioni sociali si compiono con notevole regolarità..”, mentre in quello malsano “… prevalgono penosi conflitti e la disarmonia dei suoi elementi……”!  (Fulvio Cazzaniga, “L’ambiente”. Tip. Ronzi e Signori, Cremona, 1886).

Vorrei ricordare infine come nella seconda metà dell'ottocento, per combattere le malattie e per ovviare ai danni dell'inquinamento, sorsero anche i primi esempi di terapia climatica.

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A cura di G. Fasani, L. Corrini

Pediatri di Famiglia - Cremona

 
Giovanni Fasani