Il documento dell’Accademia Europea di Pediatria (EAP) affronta uno dei problemi più rilevanti per la salute pubblica pediatrica contemporanea: la persistente riduzione delle coperture vaccinali e la conseguente ricomparsa di malattie prevenibili. Il documento parte da un presupposto condivisibile e ben documentato: la vaccinazione rappresenta uno degli interventi di prevenzione più efficaci, ma il mantenimento di elevate coperture richiede oggi strategie che vadano oltre la semplice disponibilità del vaccino. Le criticità riguardano infatti contemporaneamente accesso ai servizi, fiducia, qualità della comunicazione, continuità assistenziale e capacità dei sistemi sanitari di identificare tempestivamente i bambini non adeguatamente immunizzati.
La riduzione delle coperture è infatti il risultato dell’interazione tra barriere di accesso e barriere di accettazione. Tra le prime rientrano le occasioni mancate di vaccinazione, le difficoltà logistiche e territoriali, la frammentazione dell’assistenza e l’assenza di sistemi efficaci di richiamo. Particolarmente vulnerabili risultano le popolazioni mobili, migranti e rifugiate, per le quali le discontinuità assistenziali e la documentazione vaccinale incompleta possono determinare importanti lacune nella protezione. Sul versante dell’accettazione assumono invece un ruolo crescente la disinformazione, la sfiducia nelle istituzioni, la percezione ridotta del rischio di malattia e la comunicazione incoerente.
Le conseguenze non sono soltanto teoriche. La recrudescenza di malattie prevenibili, in particolare morbillo e pertosse, testimonia come anche modeste riduzioni della copertura possano tradursi in un aumento della popolazione suscettibile e in nuovi focolai. Nel 2024, nella Regione europea dell’OMS, sono stati segnalati oltre 127.000 casi di morbillo e quasi 300.000 casi di pertosse, a conferma della fragilità raggiunta dai programmi di immunizzazione in alcune aree.
E’ molto interessante l’approccio proposto dall’EAP, che sposta l’attenzione dalla sola sensibilizzazione generale a un modello di attuazione misurabile e orientata all’equità. Tra le priorità figurano il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, lo sviluppo di sistemi informativi vaccinali interoperabili, la realizzazione di registri vaccinali digitali e la possibilità di identificare tempestivamente le dosi mancate. A ciò si affianca la necessità di misurare sistematicamente le ragioni della sotto-vaccinazione, utilizzando strumenti dedicati ai fattori comportamentali e sociali e alle barriere di accesso.
Un ulteriore elemento qualificante riguarda il ruolo degli operatori sanitari. Pediatri, medici di medicina generale, infermieri, servizi di salute scolastica e operatori della sanità pubblica devono disporre non soltanto di solide competenze in vaccinologia, ma anche di strumenti di comunicazione sulla sicurezza, colloquio motivazionale e gestione della disinformazione. La formazione degli operatori diventa quindi una componente strutturale della politica vaccinale e non un intervento accessorio.
Il valore principale del documento risiede nella sua visione integrata: aumentare le coperture vaccinali non significa semplicemente convincere chi esita, ma rendere i sistemi sanitari più accessibili, reattivi, interoperabili e capaci di costruire fiducia. Questa impostazione è particolarmente rilevante perché evita di attribuire la bassa adesione esclusivamente a una presunta “esitazione vaccinale”, riconoscendo invece il peso dei determinanti organizzativi, sociali ed economici.
In questa prospettiva, il pediatra di famiglia assume un ruolo che va oltre la semplice somministrazione del vaccino. È un interlocutore privilegiato per intercettare precocemente le esitazioni, identificare le opportunità vaccinali mancate e instaurare con le famiglie una comunicazione trasparente e non conflittuale. Parallelamente, tuttavia, la responsabilità non può ricadere esclusivamente sul singolo professionista: sono necessari investimenti in infrastrutture informative, formazione, personale, programmi di recupero e comunicazione pubblica coordinata.
Particolarmente condivisibile è inoltre l’enfasi posta sull’equità. Un programma vaccinale efficace deve essere in grado di raggiungere non soltanto la maggioranza della popolazione, ma soprattutto i bambini che rischiano di rimanere esclusi: popolazioni mobili, migranti e rifugiate, aree rurali o svantaggiate e gruppi con maggiori ostacoli socioeconomici. I programmi di recupero vaccinale dovrebbero pertanto essere accompagnati da sistemi capaci di individuare con precisione dove si concentrano le lacune immunitarie.
Nel complesso, il documento dell’EAP propone un passaggio culturale importante: dalla difesa dei programmi vaccinali alla loro resilienza operativa. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare le raccomandazioni in indicatori, responsabilità e interventi verificabili, mantenendo al contempo una comunicazione scientificamente rigorosa ma empatica. La protezione dei bambini richiede infatti non solo vaccini efficaci, ma sistemi capaci di assicurarne l’accesso, professionisti adeguatamente formati e una relazione di fiducia duratura tra sanità, famiglie e istituzioni.
Proprio la sua natura programmatica rappresenta, però, anche uno dei limiti del documento. Le raccomandazioni indicate sono ampie e coerenti, ma la loro traduzione in pratica richiede una definizione più precisa delle priorità, delle risorse necessarie e degli indicatori con cui misurarne l’efficacia. Rafforzare i sistemi informativi, digitalizzare i registri, formare gli operatori e sviluppare programmi di recupero sono obiettivi condivisibili, ma la loro implementazione può essere molto diversa nei sistemi sanitari europei, caratterizzati da differenti livelli di centralizzazione, digitalizzazione e disponibilità di risorse. Lo stesso documento riconosce la necessità di un’attuazione adattabile ai diversi contesti.
Ciò non toglie che probabilmente su questa capacità di trasformare le raccomandazioni in pratiche quotidiane, misurabili e sostenibili che si giocherà una parte rilevante della protezione della salute pediatrica europea nei prossimi anni.
Le riflessioni presenti un questo articolo, legate ad una prospettiva europea, assumono ancor più importanza se collegate ad altri contesti. Ultimo esempio le “Raccomandazioni standard per i vaccini infantili” per garantire ai cittadini americani le migliori raccomandazioni in materia di vaccinazioni infantili, che dovrebbero essere considerate non solo un cambiamento di politica interna, ma anche un potenziale segnale di salute globale. In un mondo interconnesso, la politica vaccinale statunitense non rimane un fatto esclusivamente americano: può influenzare la fiducia, i dibattiti politici e le pratiche di immunizzazione altrove. Pertanto, come viene evidenziato su The Lancet, le politiche standard di vaccinazione infantile non dovrebbero essere giudicate in base al numero di vaccini o al grado di discrezionalità dei genitori, ma in base alla misura in cui la politica massimizza la protezione basata sull’evidenza, preservando al contempo la fiducia e l’accesso equo.
Pier Luigi Tucci
Improving paediatric immunisation coverage rates: a position paper of the European Academy of Paediatrics
H. J. Dornbusch, S. Del Torso et al.
https://doi.org/10.1016/j.lanepe.2026.101851
Gold standard vaccine policy as a global health signal
M. A.da Ascensão Gonçalves, et al.
