Malattie vascolari e infiammatorie dopo COVID-19 e vaccinazione nei bambini: risultati di un ampio studio nazionale inglese

La pandemia da SARS-CoV-2 ha posto nuove sfide nella gestione della salute pediatrica, sia per gli effetti diretti dell’infezione sia per le possibili reazioni avverse alla vaccinazione. Se negli adulti la correlazione tra COVID-19 e complicanze cardiovascolari è ormai consolidata, nei bambini e negli adolescenti la letteratura resta più limitata, soprattutto riguardo agli effetti a lungo termine e al confronto tra infezione e vaccinazione. Questo studio colma in modo significativo questa lacuna, analizzando in modo sistematico la frequenza e la durata delle malattie vascolari e infiammatorie dopo infezione o vaccinazione anti-COVID-19 in una popolazione pediatrica di quasi 14 milioni di individui residenti in Inghilterra. La caratteristica metodologica significativa di questo studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione è che è stato condotto utilizzando cartelle cliniche elettroniche collegate tra loro a livello nazionale. Sono stati inclusi tutti gli individui di età inferiore a 18 anni registrati presso un medico di base in Inghilterra tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2022. Questa popolazione è stata suddivisa in due coorti: una Coorte di infezione, comprendente 13.896.125 soggetti, per valutare le conseguenze della prima diagnosi di COVID-19, e una Coorte vaccinale, con 9.245.395 soggetti tra 5 e 17 anni, per valutare gli esiti dopo la prima dose del vaccino a mRNA BNT162b2 (Pfizer–BioNTech).

Gli esiti clinici analizzati comprendevano: eventi trombotici arteriosi (ATE) e venosi (TEV), trombocitopenia, miocardite o pericardite, condizioni infiammatorie sistemiche, incluse PIMS/MIS-C. Sono stati stimati rapporti di rischio aggiustati (aHR) per età, sesso, etnia, regione, livello socioeconomico e comorbilità. Il follow-up ha coperto fino a 15 mesi dall’esposizione.

Durante il periodo di studio, 3,9 milioni di bambini hanno ricevuto una diagnosi di COVID-19 e 3,4 milioni hanno ricevuto una prima dose di vaccino.

L’infezione da COVID-19 si è associata a un aumento significativo e immediato del rischio di diversi eventi vascolari e infiammatori: tromboembolia venosa (aHR 4,90), trombocitopenia (aHR 3,64), miocardite o pericardite (aHR 3,46), condizioni infiammatorie sistemiche (aHR 14,84) nella prima settimana dopo la diagnosi. Sebbene l’incidenza sia diminuita nelle settimane successive, il rischio è rimasto superiore ai livelli basali fino a 12 mesi per tromboembolia venosa, trombocitopenia e miocardite/pericardite.

Il rischio assoluto in eccesso a sei mesi era di 5,6 casi di TEV per 100.000 bambini, 2,3 di trombocitopenia, 2,2 di miocardite o pericardite, oltre 17 di condizioni infiammatorie sistemiche.

La vaccinazione con BNT162b2 è risultata associata a un aumento temporaneo del rischio di miocardite o pericardite entro le prime quattro settimane dopo la somministrazione (aHR 1,84), più evidente nella prima settimana.
L’eccesso assoluto stimato era di 0,85 casi per 100.000 bambini nei sei mesi successivi.
Non sono stati osservati incrementi significativi di rischio per gli altri esiti (ATE, TEV, trombocitopenia o sindromi infiammatorie).

QuestI risultati evidenziano due fenomeni distinti:

  1. L’infezione da SARS-CoV-2 nei bambini e negli adolescenti comporta un rischio elevato, sebbene raro, di eventi vascolari e infiammatori acuti, con un effetto che può persistere per molti mesi, suggerendo una risposta infiammatoria post-infettiva prolungata.
  2. La vaccinazione a mRNA, al contrario, comporta un rischio transitorio e limitato nel tempo di miocardite/pericardite, con incidenza assoluta molto inferiore e senza segnali di persistenza oltre il primo mese.

Il confronto diretto tra le due esposizioni dimostra che l’infezione da COVID-19 comporta un rischio maggiore e più duraturo di complicanze rispetto alla vaccinazione, rafforzando la strategia vaccinale pediatrica come misura di prevenzione efficace e sicura.

I punti di forza principali sono la dimensione della popolazione (quasi 14 milioni di bambini), l’uso di dati sanitari nazionali collegati, la lunga durata del follow-up e l’analisi dettagliata per età, sesso ed etnia, che danno la possibilità di quantificare eventi estremamente rari con sufficiente potenza statistica. Anche se sono ovviamente presenti alcuni limiti, quali la possibile sottostima dei casi di COVID-19 asintomatici o non testati, la dipendenza dall’accuratezza delle registrazioni elettroniche, la difficoltà di distinguere episodi correlati a reinfezioni o seconde dosi vaccinali, l’ampiezza e la coerenza dei risultati rendono i dati altamente affidabili e di grande valore per la sanità pubblica.

I risultati confermano l’esistenza di effetti post-infettivi a lungo termine nei giovani, che possono manifestarsi anche in assenza di forme gravi di COVID-19 acuto. In particolare, la persistenza di un rischio aumentato di tromboembolia venosa e miocardite oltre l’anno dalla diagnosi merita un’attenzione clinica e una sorveglianza attiva.

D’altra parte, la miocardite post-vaccinale, pur presente, risulta rara, di decorso generalmente benigno e non duraturo. La bassa incidenza e la rapida risoluzione suggeriscono un meccanismo immunologico autolimitante, coerente con quanto osservato in altri studi internazionali.

Per questi motivi è auspicabile un monitoraggio continuo e studi futuri per chiarire i meccanismi immunitari alla base delle reazioni infiammatorie sia da infezione sia da vaccino.

Sul piano della salute pubblica, i risultati supportano la prosecuzione dei programmi vaccinali pediatrici: il rischio di eventi avversi gravi dopo la vaccinazione è sostanzialmente inferiore rispetto a quello associato all’infezione naturale. Le politiche vaccinali dovrebbero pertanto continuare a promuovere la protezione dei minori, specialmente in presenza di varianti virali circolanti e in soggetti con comorbilità.

Pier Luigi Tucci

Vascular and inflammatory diseases after COVID-19 infection and vaccination in children and young people in England: a retrospective, population-based cohort study using linked electronic health records

Al. Sampri, et al.

https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(25)00247-0/fulltext