Identificazione del poliovirus nelle acque reflue: quali interventi di sanità pubblica sarebbero efficaci?

Il poliovirus, nonostante i progressi verso l’eradicazione globale, continua a circolare sia in forma selvaggia sia come virus derivato da vaccino (VDPV). Poiché la maggior parte delle infezioni è asintomatica, la sorveglianza ambientale delle acque reflue rappresenta uno strumento chiave per identificare la circolazione “silente” del virus. Questo lavoro intende valutare come il rilevamento del poliovirus nelle acque reflue si traduca in azioni concrete di sanità pubblica, analizzando le risposte attivate in seguito al rilevamento del poliovirus nelle acque reflue, attraverso una revisione di 26 eventi verificatisi tra il 2013 e il 2025 in 21 paesi appartenenti a tutte le regioni dell’OMS.

La revisione della letteratura è stata fatta classificando le risposte in cinque ambiti: sorveglianza ambientale, sorveglianza clinica (AFP), vaccinazione, comunicazione del rischio e coordinamento.

Quali sono stati i risultati principali? La maggior parte dei rilevamenti riguarda VDPV, soprattutto di tipo 2. I casi di poliomielite paralitica sono rari, ma è da rilevare che le risposte vengono attivate anche in loro assenza. L’intervento più frequente è il rafforzamento della sorveglianza ambientale, spesso accompagnato da aumento dei campionamenti ed espansione dei siti di monitoraggio, da intensificazione della sorveglianza clinica (ricerca attiva di casi di paralisi flaccida acuta) e da campagne vaccinali mirate o di massa.

Le strategie vaccinali variano in base al contesto epidemiologico attraverso campagne estensive nei paesi con lacune immunitarie o richiami mirati nei paesi ad alta copertura vaccinale.

L’aspetto rilevante della comunicazione del rischio ha evidenziato una generale presenza e la adattabilità allo specifico contesto.

Anche il coordinamento internazionale (OMS, GPEI, CDC, ecc.) è risultato ottimale e fondamentale.

Questo lavoro rappresenta un contributo rilevante alla letteratura sulla sanità pubblica globale, fornendo una delle prime sintesi sistematiche delle risposte operative al rilevamento ambientale del poliovirus. Tra i suoi punti di forza è l’utilizzo dell’approccio comparativo multi-paese, così come la classificazione in cinque domini consente una lettura sistematica e facilita il confronto tra contesti eterogenei. Inoltre, l’inclusione della letteratura grigia arricchisce l’analisi con dati operativi spesso assenti negli studi accademici.

Un altro aspetto particolarmente rilevante è la dimostrazione empirica del valore della sorveglianza delle acque reflue come strumento di early warning, concetto già emerso durante la pandemia di COVID-19 ma qui applicato in modo strutturato al poliovirus.

Le differenze sui livelli di sorveglianza sviluppati nei diversi paesi, così come la eterogeneità dei dati disponibili e la mancanza di informazioni sistematiche su copertura vaccinale e tempistiche degli interventi rendono difficile valutare l’efficacia comparativa delle diverse strategie. Ma uno degli elementi più interessanti è che il rilevamento ambientale porta frequentemente a interventi significativi anche in assenza di casi clinici, suggerendo un cambio di paradigma: dalla risposta reattiva alla prevenzione proattiva.

Inoltre, emerge chiaramente come non esista un’unica risposta standardizzata; le strategie sono fortemente dipendenti dal contesto (copertura vaccinale, risorse, rischio epidemiologico). Questo rafforza l’idea che la sanità pubblica debba mantenere un approccio flessibile e adattivo.

In conclusione l’articolo evidenzia come la sorveglianza delle acque reflue non sia solo uno strumento di monitoraggio, ma un vero e proprio driver decisionale per la sanità pubblica. Il modello descritto è potenzialmente applicabile anche ad altri patogeni emergenti, rendendo questo studio rilevante ben oltre il contesto della poliomielite. Sarà però sempre più necessario rafforzare la sorveglianza ambientale come componente strutturale dei sistemi sanitari, integrare dati genomici per tracciare la trasmissione, investire nella comunicazione del rischio per evitare allarmismi e migliorare l’adesione vaccinale e promuovere il coordinamento internazionale, soprattutto in contesti transfrontalieri.

Pier Luigi Tucci

Public health responses following identification of poliovirus in wastewater

M. Lesenfants, et al.

DOI: 10.1016/S2468-2667(26)00051-4