L’aumento progressivo della popolazione femminile detenuta a livello globale rappresenta una sfida rilevante per la sanità pubblica e per la tutela dei diritti umani, in particolare nel periodo perinatale. Le donne incarcerate costituiscono un gruppo ostetrico ad alto rischio, caratterizzato da una prevalenza elevata di condizioni di vulnerabilità preesistenti, quali povertà, esposizione a violenza di genere, traumi, disturbi psichiatrici, dipendenze e accesso limitato alle cure sanitarie prima della detenzione. In tale contesto, la gravidanza e la maternità in carcere sono associate a un aumento della morbilità e mortalità materna e neonatale, spesso prevenibili, nonché a conseguenze negative a lungo termine sullo sviluppo del bambino e sul benessere familiare.
L’articolo propone una cornice organica di standard essenziali per l’assistenza perinatale delle donne e dei bambini che vivono in carcere, allineata agli obblighi internazionali in materia di diritti umani e salute. Viene sottolineato come, nella maggior parte dei casi, la detenzione di donne in gravidanza o nel periodo post-partum sia difficilmente giustificabile dal punto di vista etico, clinico e giuridico, e come debbano essere prioritariamente adottate alternative alla detenzione, quali misure non custodiali basate sulla comunità (arresti domiciliari, strutture residenziali protette), in grado di garantire continuità assistenziale, sicurezza e tutela del superiore interesse del minore.
Nel caso in cui la detenzione sia inevitabile, gli autori delineano 42 standard articolati in sette aree chiave: priorità alle alternative alla detenzione; principi fondamentali dell’assistenza perinatale in carcere; gestione della gravidanza; assistenza ostetrica e del parto; cure post-partum; processi decisionali relativi alla separazione madre–figlio; pianificazione della dimissione e del reinserimento. Gli standard enfatizzano il principio di equivalenza degli esiti di salute, piuttosto che la mera equivalenza dei servizi, riconoscendo la variabilità dei sistemi sanitari nazionali e la necessità di adattamenti contestuali.
Tra gli elementi centrali figurano: l’integrazione delle strutture penitenziarie nelle strategie nazionali di salute materno-infantile; la disponibilità di personale sanitario adeguatamente formato in ambito ostetrico, neonatale e di salute mentale; l’accesso tempestivo a screening, diagnostica, cure prenatali e assistenza ostetrica d’urgenza; il divieto assoluto dell’uso di mezzi di contenzione durante il travaglio e il parto; il supporto alla salute mentale e al trattamento delle dipendenze; la promozione dell’allattamento e del contatto madre–bambino, ove appropriato; e la garanzia di ambienti sicuri e idonei per i neonati eventualmente presenti in carcere.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la separazione madre–figlio, che deve essere basata su valutazioni individuali, multidisciplinari e orientate al migliore interesse del bambino, evitando automatismi e adottando modalità rispettose e non traumatiche. La pianificazione della dimissione assume un ruolo cruciale per assicurare la continuità delle cure mediche, il supporto psicosociale e l’accesso ai servizi territoriali, riducendo il rischio di ricadute cliniche e sociali.
Infine, gli autori sottolineano la necessità di meccanismi di monitoraggio indipendenti, audit clinici e sistemi integrati di sorveglianza della salute perinatale che includano il contesto penitenziario, al fine di garantire responsabilità, trasparenza e rispetto degli standard proposti. Viene inoltre evidenziata l’importanza del contributo delle organizzazioni non governative e della ricerca partecipativa, inclusiva delle esperienze vissute dalle donne detenute, per sostenere riforme strutturali e politiche sanitarie più eque.
In conclusione, l’adozione e l’implementazione di standard essenziali per l’assistenza perinatale in carcere rappresentano un passo fondamentale per ridurre disuguaglianze sanitarie, prevenire esiti avversi materno-infantili e promuovere un approccio alla giustizia penale maggiormente orientato alla salute pubblica, ai diritti umani e alla protezione delle generazioni future.
Pier Luigi Tucci
Essential standards for perinatal care of women and children living in prison
M.C. Van Hout, et al.
https://doi.org/10.1016/ S2468-2667(25)00320-2


