L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’abuso fisico sui minori come: “…l’uso intenzionale della forza fisica contro un bambino che provoca, o ha un’alta probabilità di provocare, danni alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino”. Questa ampia definizione include comportamenti che vanno dalle punizioni corporali culturalmente accettate, come sculacciate e schiaffi sul polso di un bambino, a gravi aggressioni fisiche, come percosse e scuotimenti. Stime globali recenti indicano che fino a 1 miliardo di bambini di età compresa tra 2 e 17 anni ha subito una qualche forma di abuso o negligenza nell’ultimo anno. Nonostante il riconoscimento di lunga data dei danni derivanti dagli abusi nella prima infanzia, nessuna sintesi precedente aveva quantificato sistematicamente la frequenza con cui si verificano abusi fisici nei primi due anni di vita, un periodo critico dello sviluppo in cui i bambini sono particolarmente vulnerabili e incapaci di proteggersi o di denunciare i maltrattamenti. L’abuso durante questa fase sensibile può interrompere connessioni e processi neurali critici, aumentando significativamente il rischio di esiti negativi, come deficit cognitivi, disregolazione emotiva e disturbi comportamentali. Ma dato ancor più rilevante è che i neonati presentano i tassi di mortalità più elevati per abuso e negligenza rispetto a qualsiasi altra fascia d’età. Ciò rende i maltrattamenti nei loro confronti sia un’emergenza di salute pubblica che una priorità politica.
Questo studio intende stimare la prevalenza globale degli abusi fisici nei neonati, utilizzando esclusivamente dati da autosegnalazione anonima dei caregiver, al fine di cogliere anche i casi non rilevati dai sistemi ufficiali. La revisione sistematica e meta-analisi secondo linee guida PRISMA e Cochrane ha incluso 20 studi (oltre 220.000 caregiver), con stime di prevalenza relative a 16 tipi di abuso, provenienti da Nord America, Europa e Asia orientale. La prevalenza aggregata di segnalazione di almeno una forma di abuso in un campione tipico era del 4,8%, o del 3,9% escludendo le forme di abuso “minori” (ad esempio, sculacciate), ma con notevole eterogeneità. Le stime aggregate variavano da <3% per le forme gravi di abuso (ad esempio, scuotimenti, percosse) al 9,5% per le sculacciate o al 20,5%-21,0% per gli schiaffi sul polso (che potrebbero essere culturalmente accettati in alcune aree).
Il dato centrale — circa il 5% dei neonati vittime di abuso fisico — è particolarmente allarmante, soprattutto considerando la probabile sottostima. Infatti il divario tra dati ufficiali e autosegnalazione suggerisce che i sistemi di sorveglianza attuali intercettano solo la punta dell’iceberg, evidenziando la necessità di strumenti più sensibili e proattivi, dando priorità a valutazioni standardizzate degli abusi sui minori e ad incoraggiare la trasparenza nella segnalazione. L’elemento più rilevante è il continuum tra disciplina fisica e abuso, che mette in discussione la distinzione tradizionale tra pratiche accettate e violenza. Questo ha implicazioni etiche, cliniche e legislative. Data la natura critica dell’infanzia come periodo di sviluppo fondamentale per la costruzione di basi fisiche, cognitive ed emotive che dureranno tutta la vita, questi risultati sottolineano l’urgenza di interventi precoci mirati e di risposte politiche incisive.
Quali suggerimenti per la pratica clinica dei pediatri di famiglia? Far entrare nel supporto alla genitorialità una costante riflessione sul rispetto e attuazione dei diritti dell’infanzia, sensibilizzando l’attuazione di modelli educativi che evitino i rischi legati alle pratiche disciplinari fisiche, (prevenzione primaria e supporto ai caregiver).
A livello politico I Paesi ad esempio che non dispongono di divieti legislativi sulle punizioni corporali dovrebbero valutare l’adozione di tali leggi nell’ambito di strategie di prevenzione più ampie e multiformi.
Il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile di porre fine alla violenza contro i bambini richiede di dare priorità ai più piccoli e vulnerabili. Ciò dipenderà da solide azioni di salute pubblica, dal supporto a chi si prende cura di loro e da una chiara legislazione. Proteggere i neonati dalla violenza è sia un imperativo morale sia un elemento fondamentale per garantire la salute e i diritti umani per tutta la vita.
Pier Luigi Tucci
Prevalence of physical abuse by caregivers toward infants aged 0–24 months: a systematic review and meta-analysis
Cora L. Keeney


