La salute degli adolescenti: investire oggi per la salute di domani

L’adolescenza rappresenta una delle più importanti finestre di opportunità per promuovere la salute lungo il corso della vita. Eppure, nonostante la crescente consapevolezza del suo ruolo nello sviluppo individuale e sociale, questa fase rimane ancora insufficientemente considerata nelle agende della salute pubblica. Questo studio richiama con forza l’attenzione sul paradosso che proprio nel momento in cui le sfide che riguardano gli adolescenti diventano più numerose e complesse, gli investimenti e la ricerca dedicati a questa popolazione rimangono sproporzionatamente limitati.

Il valore dell’investimento nella salute adolescenziale non riguarda soltanto la prevenzione della malattia nel presente. Gli autori richiamano il concetto di “triplice beneficio”: gli interventi cioè possono migliorare la salute durante l’adolescenza, produrre effetti positivi nell’età adulta e contribuire alla salute della generazione successiva. A ciò si aggiunge un dato particolarmente rilevante per le politiche sanitarie: le stime disponibili indicano un ritorno di circa dieci volte l’investimento per ogni dollaro destinato al miglioramento della salute degli adolescenti.

Se il rendimento potenziale è così elevato, perché gli adolescenti continuano a essere relativamente invisibili nella ricerca e nella programmazione sanitaria? Una parte della risposta risiede nella storia stessa della salute globale. La riduzione della mortalità infantile nei primi anni di vita ha rappresentato, giustamente, una priorità internazionale e ha prodotto risultati straordinari. Tuttavia, questa attenzione ha finito per creare uno squilibrio: la popolazione adolescente è stata a lungo considerata attraverso le categorie della salute materno-infantile, senza riconoscerne pienamente le specifiche esigenze biologiche, psicologiche e sociali.

Anche la produzione scientifica riflette questo squilibrio. Tra il 2005 e il 2016, il 95–99% delle pubblicazioni relative alla popolazione 0–19 anni riguardava bambini di età inferiore ai 5 anni. Sebbene la situazione sia progressivamente migliorata, gli adolescenti continuano a essere sottorappresentati nella ricerca clinica: nei Paesi a basso e medio reddito, tra il 2024 e il 2025, soltanto 43 dei 600 studi clinici considerati in una revisione erano specificamente rivolti agli adolescenti fino a 19 anni.

Questa lacuna diventa ancora più significativa se consideriamo il contesto nel quale gli adolescenti di oggi stanno crescendo. La pandemia di COVID-19 ha rappresentato una cesura importante, con la chiusura delle scuole che ha coinvolto circa 1,6 miliardi di studenti e che ha avuto conseguenze ben oltre l’infezione da SARS-CoV-2: perdita di apprendimento, riduzione delle relazioni sociali, minore accesso ai servizi sanitari e aggravamento dei problemi di salute mentale.

La pandemia, tuttavia, è soltanto una parte di un quadro più ampio. Gli adolescenti sono oggi esposti all’interazione di determinanti sociali, economici e ambientali con fenomeni globali quali cambiamento climatico, conflitti, migrazioni, disuguaglianze e trasformazioni tecnologiche. Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possono offrire nuove opportunità di apprendimento, connessione, informazione sanitaria e accesso al lavoro, ma possono anche amplificare disuguaglianze e contenuti discriminatori, come anche sottolineato nella ultima enciclica di papa leone XIV Magnifica Humanitas. La salute adolescenziale deve quindi essere considerata all’interno di un ecosistema molto più ampio rispetto a quello tradizionale dei servizi sanitari.

È proprio qui che emerge uno dei messaggi più importanti dell’articolo. Gli adolescenti costituiscono circa un quarto della popolazione mondiale e rappresentano quasi il 10% del carico globale di malattia, ma soltanto il 2,4% dell’assistenza allo sviluppo destinata alla salute è stato indirizzato a questa fascia di popolazione. La discrepanza tra bisogno e investimento è dunque evidente.

La risposta dovrebbe consistere nell’aggiungere nuovi programmi a quelli esistenti? Dovremmo ricordarci  che la salute degli adolescenti attraversa numerosi ambiti: salute mentale, nutrizione, salute sessuale e riproduttiva, malattie infettive, malattie croniche, attività fisica, istruzione e condizioni socioeconomiche. E quindi programmi verticali e separati rischiano di non cogliere le interazioni tra questi determinanti. Gli autori propongono pertanto una prospettiva multisettoriale, capace di coinvolgere sanità, scuola, famiglie, comunità e istituzioni e, soprattutto, gli stessi adolescenti.

Questa impostazione ha una ricaduta diretta anche sulla pratica clinica. Considerare l’adolescenza come una fase autonoma dello sviluppo significa riconoscere che gli interventi efficaci non possono essere semplicemente adattamenti di quelli rivolti ai bambini o agli adulti. Servono competenze specifiche, servizi accessibili e appropriati all’età, capacità di intercettare precocemente i fattori di rischio e una maggiore integrazione tra professionisti e settori. In questo senso, la formazione dei professionisti sanitari rappresenta una componente ancora sottovalutata.

Il concetto dei “primi 10.000 giorni” offre una chiave di lettura particolarmente interessante. L’importanza dei primi 1.000 giorni di vita è ormai ampiamente riconosciuta; tuttavia, il potenziale degli investimenti precoci può essere pienamente valorizzato solo attraverso un impegno continuativo durante l’infanzia e l’adolescenza. Nel 2024, 2,1 milioni dei circa 7 milioni di decessi registrati tra bambini e adolescenti si sono verificati nella fascia 5–24 anni. Parallelamente, l’aumento dei disturbi mentali e dell’obesità, con la crescente comparsa del diabete di tipo 2 già in adolescenza, mostra quanto sia necessario intervenire anche nelle fasi successive dello sviluppo.

La questione, dunque, non è soltanto quanto investire, ma anche quando e come investire. Per questo la ricerca sull’adolescenza dovrebbe diventare una componente strutturale della ricerca sanitaria globale, non un ambito residuale, al fine di identificare le finestre dello sviluppo nelle quali gli interventi preventivi possono produrre il maggiore impatto e per comprendere quali strategie siano più efficaci nei diversi contesti sociali ed economici.

In conclusione investire nella salute degli adolescenti significa investire nella salute futura delle popolazioni. La generazione che oggi attraversa l’adolescenza sarà chiamata ad affrontare alcune delle più importanti sfide globali — climatiche, sociali, economiche e tecnologiche — e rappresenterà la generazione adulta e genitoriale del futuro. Trascurarne la salute significa pertanto rinunciare a un’importante opportunità di prevenzione e di sviluppo. E per trasformare questa consapevolezza in una priorità concreta di salute pubblica potrebbe forse essere necessario anche un obiettivo globale specificamente dedicato agli adolescenti, capace di collegare in modo più coerente le diverse agende internazionali di salute, istruzione e sviluppo.

Pier Luigi Tucci

Securing our global future: investing in adolescent health

S. M. Sawyer, et al.

https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(26)00165-9/fulltext