Le probabilità che un neonato sopravviva all’infanzia sono aumentate dal 50% al 96% a livello globale. Ma come conosciamo la mortalità dei bambini nel passato e cosa possiamo imparare da essa per il nostro futuro?
La mortalità infantile nel lungo periodo
Prendiamo tutte le stime storiche sulla mortalità infantile e combiniamole con i dati globali degli ultimi decenni per vedere cosa ci dicono sulla storia dell’umanità.
Ciò che colpisce della ricerca storica è la somiglianza dei tassi di mortalità infantile in un’ampia gamma di culture storiche molto diverse: indipendentemente dal luogo del mondo in cui nasceva un bambino, circa la metà moriva.
Questi alti tassi di mortalità storica sono plausibili? Gli studi storici sulla mortalità infantile sono istantanee di alcuni momenti della lunga storia della nostra specie. Potrebbero indurci a credere che i tassi di mortalità fossero più alti di quelli reali? Che la mortalità dei bambini fosse in realtà molto alta è evidenziata dal fatto che, pur in presenza di tassi di natalità elevati, la crescita della popolazione era vicina allo zero. Se infatti ogni coppia avesse in media quattro figli, la popolazione raddoppierebbe a ogni generazione. Un numero elevato di nascite senza un rapido aumento della popolazione può essere spiegato solo da una triste realtà: un’alta percentuale di bambini è morta prima di poter avere figli a sua volta.

Il grafico parla di società che vivevano a migliaia di chilometri di distanza l’una dall’altra, separate da migliaia di anni di storia, eppure soffrivano tutte dello stesso dolore. Nell’Antica Roma, nelle società di cacciatori-raccoglitori, nelle Americhe precolombiane, nel Giappone medievale o nell’Inghilterra medievale, nel Rinascimento europeo o nella Cina imperiale, un bambino su due moriva. Decine di miliardi di bambini sono morti. Miliardi di genitori hanno pianto impotenti vedendo morire i loro figli: nessuno era in grado di fare molto.
Sebbene alcune società fossero migliori di altre, le differenze erano minime. Una generazione dopo l’altra è nata in società che hanno lottato contro la povertà, la fame e le malattie, e non c’è alcuna indicazione che una società abbia fatto progressi sostanziali e duraturi contro questi problemi, evidenziando che il progresso non è un fatto naturale. I progressi sostanziali contro la mortalità infantile sono ovunque un risultato recente.
La mortalità dei bambini oggi
Il grafico precedente mostra anche i drammatici progressi raggiunti di recente. La maggior parte dei bambini nel mondo moriva ancora a tassi estremamente elevati nel corso del XX secolo: anche nel 1950 un bambino su quattro moriva a livello globale.
Più recentemente, il mondo ha raggiunto un miglioramento del tutto inedito: in un breve episodio della storia dell’umanità, il tasso di mortalità globale dei bambini è sceso da circa il 50% al 4%: un miglioramento non ottenuto solo da alcuni Paesi, in quanto il tasso è diminuito in ogni singolo Paese del mondo. In molti Paesi il tasso è sceso a circa lo 0,3%, un tasso di mortalità che è più di 100 volte inferiore rispetto al passato. Questo risultato è stato raggiunto in poche generazioni. I progressi possono essere rapidi. Persistono ancora differenze tra i vari paesi (la Somalia, nel Corno d’Africa, è il Paese con il tasso più alto: il 14% dei neonati muore da bambino), ma il fatto che diversi Paesi dimostrino che è possibile che il 99,7% dei bambini sopravviva ci mostra a cosa può aspirare il mondo.

https://ourworldindata.org/grapher/infant-mortality Da questo link potete anche conoscere stato per stato la diminuzione della mortalità infantile negli ultimi 60 anni.
I nostri antenati non potevano certo immaginare la realtà di oggi. Facciamo in modo di dare ai bambini di tutto il mondo la possibilità di vivere una vita lunga e sana.
Pier Luigi Tucci
Mortality in the past: every second child died
Max Rose
https://ourworldindata.org/child-mortality-in-the-past

