La bronchiolite rappresenta una delle principali cause di ospedalizzazione e di accesso presso i pronto soccorso nel primo anno di vita nei paesi sviluppati. Tuttavia molti studi evidenziano un’enorme eterogeneità nella gestione terapeutica della bronchiolite sia in ambito ospedaliero, ma soprattutto da parte dei pediatri del territorio.
Questo studio presenta i risultati della prima indagine italiana sulle modalità con cui i pediatri di famiglia gestiscono la bronchiolite nel contesto delle cure primarie.
La survey è stata condotta dalla sezione lombarda della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP) tra gennaio e aprile 2025 tramite un questionario online. Le risposte valide sono state 306, pari al 28,8% dei pediatri regionali. La maggioranza dei rispondenti aveva oltre 20 anni di esperienza professionale(62.1%).
Diagnosi
È emersa una forte eterogeneità nei criteri diagnostici: il 42,8% usa i 12 mesi come limite superiore di età per la diagnosi, il 42,2% i 24 mesi e il 5,6% non applica alcun limite. I segni clinici considerati diagnostici variano: il 18% si basa sulla presenza di rumori interstiziali diffusi, il 45,1% sul distress respiratorio con wheezing/grunting, mentre il 36,9% considera diagnostici rumori umidi (crackles/rales). Il 63,7% afferma di valutare sempre la frequenza respiratoria, mentre solo il 39,5% misura sempre la saturazione con pulsossimetria e quasi il 70% non esegue test rapidi virali. Anche la percezione della stagionalità risulta disomogenea: il 39,2% ritiene che la bronchiolite possa presentarsi tutto l’anno.
Gestione clinica
Le raccomandazioni fornite alle famiglie riguardano soprattutto il monitoraggio dello stato generale e dell’alimentazione. Nonostante le linee guida italiane scoraggino l’uso di farmaci non efficaci, molti pediatri a prescrivono ipertonica (64,7%), broncodilatatori (37,6%) e steroidi (32,3%).
Gli antibiotici non vengono prescritti da metà del campione, ma circa un terzo li usa in caso di condizioni generali scadenti, febbre, importante distress, età <3 mesi. I principali motivi di invio al pronto soccorso sono disidratazione, distress severo e non adeguata gestione familiare.
I pediatri segnalano come principali difficoltà:
- evitare prescrizioni non necessarie (59.5%),
- differenze tra gestione territoriale e ospedaliera (46.7%),
- problemi tecnici con le sonde dei pulsossimetri (47%).
Prevenzione: nirsevimab
La profilassi con nirsevimab, introdotta di recente, è ampiamente accettata: il 96,4% dei pediatri è favorevole all’utilizzo per tutti i neonati/infanti. Tra coloro che hanno partecipato alla campagna vaccinale, l’adesione dei genitori è risultata altissima (97,7%), aderenza frutto del lavoro di sensibilizzazione effettuato dai pediatri di famiglia e dalla partecipazione diretta nella somministrazione. Le criticità riguardano soprattutto gli aspetti organizzativi.
Associazioni tra diagnosi e trattamenti
L’analisi multivariata mostra che i criteri diagnostici influenzano significativamente la prescrizione di terapie non raccomandate:
- chi estende la diagnosi fino a 36 mesi prescrive più spesso antibiotici,
- chi si basa su rumori diffusi tende a prescrivere meno broncodilatatori e antibiotici,
- l’assenza di un limite di età è associata a un maggior uso di steroidi.
Conclusioni
L’indagine evidenzia una notevole variabilità diagnostica e terapeutica nella gestione della bronchiolite nelle cure primarie, che si associa a un uso non appropriato di farmaci non raccomandati. La standardizzazione dei criteri diagnostici appare cruciale per migliorare l’aderenza alle linee guida. La profilassi con nirsevimab è invece molto ben accolta e potrebbe contribuire significativamente alla riduzione del carico di bronchiolite nei prossimi anni.
Sintesi a cura di Carmela Rizza*, Paola Manzoni**, Marina Picca**
*Specializzanda in formazione Dipartimento Materno-Infantile, Università degli Studi di Milano
** Pediatre di Famiglia SICuPP Lombardia
Marina Picca, Chiara Pezzini, Elena Baggi, Paola Manzoni, Antonella Mezzopane, Adriano La Vecchia and Gregorio Paolo Milani.
Italian Journal of Pediatrics (2025) 51:305


