Sotto il termine di respirazione ostruttiva nel sonno (SDB), che colpisce almeno il 12% dei bambini altrimenti sani, è presente un continuum che va dal russamento primario (senza disturbi del sonno o anomalie degli scambi gassosi) fino all’apnea ostruttiva del sonno (OSA) grave, con frequenti apnee ripetitive e conseguente ipossia. Sappiamo che il mancato o errato trattamento possono portare in particolare a effetti dannosi sulla funzione cognitiva, sul comportamento e sulla salute cardiovascolare. Le attuali raccomandazioni della AAP per la gestione della SDB prevedono che tutti i bambini con russamento abituale e altre difficoltà durante il sonno (ad esempio, difficoltà respiratorie, irrequietezza e/o frequenti risvegli) vengano indirizzati alla gestione della SDB, compresa la polisonnografia (PSG) per determinare la gravità o, se non è possibile, la valutazione di uno specialista. Ai soggetti con OSA moderata-grave (≥5 eventi respiratori ostruttivi all’ora alla PSG) si raccomanda di sottoporsi tempestivamente ad adenotonsillectomia. Ma la decisione di procedere con l’intervento chirurgico viene presa solo sulla base dell’anamnesi e dell’esame nel 90% dei bambini di molti paesi, e anche se l’adenotonsillectomia determina un miglioramento del sonno, della qualità della vita, del comportamento e degli esiti cardiovascolari nella maggior parte dei bambini con sintomi di SDB, testandoli con la PSG si evidenzia la mancanza del beneficio della adenotonsillectomia in questo gruppo. Da non dimenticare che la adenotonsillectomia è dolorosa, costosa e comporta anche un rischio di mortalità e morbilità postoperatoria (emorragia e compromissione respiratoria). Queste incertezze terapeutiche spingono a valutare interventi alternativi alla chirurgia.
Piccoli studi clinici randomizzati (il più grande n = 62) hanno dimostrato un miglioramento dei parametri PSG nei bambini con OSA quando trattati con un corticosteroide intranasale. Due di questi studi hanno confrontato il corticosteroide con un placebo spray e uno studio ha utilizzato la soluzione fisiologica. I periodi di trattamento andavano da 6 settimane a 4 mesi e in tutti gli studi sono stati riscontrati miglioramenti significativi dei parametri PSG rispetto al placebo o alla soluzione fisiologica. Tuttavia, poiché ciascuno di questi studi definiva la propria popolazione come bambini con OSA, diagnosticati mediante PSG, questi risultati potrebbero non essere applicabili ai molti bambini che presentano una SDB indifferenziata senza un’ulteriore caratterizzazione con PSG. Gli esiti primari erano inoltre basati solo sui miglioramenti delle misure PSG e non è certo che questi cambiamenti equivalgano a un miglioramento del carico sintomatologico o influenzino la necessità di un intervento chirurgico in questo gruppo.
Questo studio voleva determinare in prima istanza se il mometasone furoato intranasale sia più efficace della soluzione fisiologica intranasale per migliorare i sintomi e la qualità della vita nei bambini con SDB, aspetto pragmatico che potrebbe essere utilizzato nell’assistenza clinica.
Gli esiti secondari includevano la necessità di intervento chirurgico valutata dai genitori e dal chirurgo, la qualità della vita, lo stato comportamentale e funzionale del bambino e la soddisfazione dei genitori per il trattamento.
Sono stati inclusi 276 bambini di età compresa tra i 3 e i 12 anni che erano stati indirizzati a uno specialista per sintomi significativi di SDB, e sono stati assegnati in modo casuale a ricevere mometasone furoato, 50 μg, o cloruro di sodio (soluzione fisiologica), 0,9%, 1 spray per narice al giorno, per sei settimane.
La risoluzione di sintomi significativi di SDB si è verificata in 56 dei 127 partecipanti (44%) nel gruppo mometasone e in 50 dei 123 partecipanti (41%) nel gruppo soluzione fisiologica. I principali effetti avversi sono stati l’epistassi, che ha colpito 12 dei 124 partecipanti (9,7%) nel gruppo mometasone e 18 dei 120 partecipanti (15%) nel gruppo soluzione salina, e il prurito/irritazione nasale, che ha colpito 12 dei 124 partecipanti (9,7%) nel gruppo mometasone e 22 dei 120 partecipanti (18%) nel gruppo soluzione salina.
I risultati di questo studio clinico randomizzato suggeriscono quindi come non vi sia alcuna differenza nell’effetto del trattamento tra mometasone intranasale e soluzione fisiologica per la gestione dei sintomi della SDB. Inoltre questi risultati evidenziano che quasi la metà dei bambini con SDB potrebbe essere gestita inizialmente nell’ambito delle cure primarie e potrebbe non richiedere l’invio a servizi specialistici, come attualmente raccomandato dalla AAP. Ed è la modalità che la maggior parte dei pediatri di famiglia italiani utilizzano nella loro pratica professionale.
Pier Luigi Tucci
Effectiveness of Intranasal Mometasone Furoate vs Saline for Sleep-Disordered Breathing in Children A Randomized Clinical Trial
Alice Baker, et al.

