Per dentizione si intende la transizione del dente dalla sua posizione all’interno dell’osso mascellare all’eruzione attraverso le gengive nella cavità orale. Storicamente, la dentizione è stata spesso ritenuta responsabile di vari sintomi, tra cui sbavamento, diarrea, febbre, irritabilità e anche disturbi del sonno
In particolare il disturbo frammentario del sonno infantile porta i genitori a lottare con le interruzioni del proprio sonno, creando un significativo disallineamento tra gli orari del sonno dei genitori e del bambino, con conseguenti ripercussioni sul benessere dei genitori, I genitori sono quindi spesso molto preoccupati per il sonno del neonato e cercano diligentemente di individuare i modelli e le attribuzioni sottostanti ai modelli di sonno-veglia imprevedibili del loro bambino. Tra queste attribuzioni vi sono fattori estrinseci, come le associazioni del sonno e le pratiche di messa a letto, nonché fattori intrinseci, come il temperamento, l’acquisizione di tappe motorie, le malattie, i periodi di crescita e, in particolare, la dentizione.
Tuttavia, l’evidenza della ricerca non ha costantemente supportato queste credenze comuni.
Gli studi che esplorano i legami tra la dentizione e i disturbi del sonno del bambino si sono finora basati su resoconti soggettivi e hanno prodotto risultati contrastanti. Le indagini condotte tra i pediatri e altri esperti di salute infantile rivelano un’ampia approvazione professionale del legame tra dentizione e disturbi del sonno, sia attraverso rapporti retrospettivi si attraverso studi prospettici.
Tutti questi studi sono stati significativamente limitati dal fatto che si sono basati sui resoconti dei genitori sul sonno del bambino, e tali resoconti possono essere influenzati da molteplici bias,
Il presente studio ha quindi cercato di colmare una lacuna critica nella letteratura utilizzando l’auto-videosonnografia per esaminare in modo oggettivo la relazione tra l’eruzione dei denti e i modelli di sonno-veglia nei neonati, confrontando o il sonno nelle notti di dentizione rispetto a quelle senza dentizione in un’indagine longitudinale di 4 settimane, ipotizzando che nelle notti di dentizione si riscontri un sonno peggiore. I criteri di inclusione erano: (1) essere un genitore di un neonato di età compresa tra i 3 e i 18 mesi; (2) ricordare la data esatta dell’eruzione dei denti del bambino nelle ultime 4 settimane; (3) disporre di dati di auto-videosonnografia delle 3 settimane precedenti e della settimana successiva all’eruzione riportata.
849 bambini di età compresa tra i 3 e i 18 mesi (media = 8,4 ± 1,8) provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada sono stati monitorati utilizzando l’auto-videosomnografia, basata su una tecnologia di visione computerizzata per decodificare i filmati provenienti dai monitor delle telecamere delle culle. I genitori hanno anche fornito informazioni sui tempi di eruzione dei denti, sui sintomi e sulle strategie di gestione. Le metriche oggettive del sonno, tra cui il tempo totale di sonno, i risvegli notturni e le visite alla culla da parte dei genitori, sono state confrontate tra le notti di dentizione e quelle di non dentizione.
Non sono stati riscontrati cambiamenti significativi nella durata del sonno notturno del neonato, nel numero di risvegli notturni o nelle visite notturne dei genitori alla culla tra i giorni di dentizione e quelli di non dentizione Sebbene oltre la metà dei genitori abbia riferito di disturbi del sonno durante la dentizione, questi rapporti soggettivi non sono stati confermati dai dati oggettivi.
Oltre la metà dei genitori del nostro campione ha riferito cambiamenti nel sonno dei propri figli durante i giorni di eruzione dei denti; la stragrande maggioranza di questi (87%) ha osservato un aumento dei risvegli notturni e molti hanno riferito anche una riduzione della durata del sonno (55%) e orari di messa a letto più difficili (39%).
Le discrepanze tra i risultati basati sulle relazioni dei genitori e quelli ottenuti dalle valutazioni oggettive del sonno possono derivare da diversi fattori, tra i quali in particolare le aspettative pregresse dei genitori riguardo all’impatto della dentizione sul sonno, che possono orientare la loro attenzione verso i segnali di disagio e portarli ad attribuire questi segnali al dolore della dentizione.
alcune limitazioni. Ricordiamo inoltre che l’auto-videosonnografia non cattura i modelli di sonno-veglia che si verificano al di fuori della culla, per cui questi risultati potrebbero non riguardare i neonati che condividono regolarmente il letto con i genitori o che trascorrono la maggior parte della notte fuori dalla culla.
Quali riflessioni ci porta questa indagine?
E’ opportuno suggerire ai genitori l’uso di farmaci analgesici per ridurre il disturbo del sonno legato alla dentizione (in questo studio il 56,5% dei genitori li ha somministrati)?
Attribuire erroneamente i disturbi del sonno alla dentizione non può forse ritardare la diagnosi e il trattamento adeguati dell’insonnia pediatrica o di altri problemi legati al sonno e non?
Le evidenze di studi prospettici e oggettivi che suggeriscono che l’eruzione dei denti non è significativamente associata a disturbi del sonno dovrebbe quindi essere il primo compito informativo dei pediatri verso i genitori. Ma rimane sempre la necessità di non ignorare le impressioni e le esperienze dei genitori con i loro singoli bambini, al fine di arrivare ad una identificazione e a una gestione più accurata dei problemi del sonno dei bambini. Affrontare queste discussioni con sensibilità, presentando le prove più recenti e rispettando al contempo le prospettive dei genitori è uno dei modi per costruire quel rapporto di fiducia che è costituivo della nostra professione. Ricordiamo al riguardo che sul sito ( https://magodelsonno.it/ ) puoi trovare il
PERCORSO EDUCATIVO DIAGNOSTICO TERAPEUTICO per un sonno adeguato nei primi 2 anni di vita.
Pier Luigi Tucci
Does Teething Disrupt Infant Sleep? A Longitudinal Auto-Videosomnography Study
Michal Kahn, et al.
https://www.jpeds.com/article/S0022-3476(25)00001-0/fulltext