L’ipercolesterolemia, cioè valori di colesterolo totale superiori a 200 mg/dL o di LDL-colesterolo superiori a 130 mg/dL, non è di raro riscontro in età pediatrica e adolescenziale. Pertanto un articolo che chiarisce i principi di un approccio dietetico a questa patologia potrebbe essere molto utile al pediatra. Questo articolo risponde solo parzialmente a questa esigenza, per una serie di motivi. Innanzi tutto, a partire dal titolo, si parla solo ed esclusivamente di ipercolesterolemia familiare (FH). Questa patologia è caratterizzata da una alterazione genetica che riguarda l’interazione tra LDL-colesterolo e il suo recettore e la positività dell’analisi genetica è l’unico modo per poter formulare una sicura diagnosi nel bambino. Anche se valori molto elevati di colesterolo e una ricorrenza familiare di tipo dominante dell’ipercolesterolemia possono far sospettare la presenza di FH, lo score clinico accettato per l’adulto non è applicabile al bambino. In parole più semplici, non vi è accordo su quale sia il valore di LDL-colesterolo al di sopra del quale la diagnosi di FH è probabile. Oltre alla forma familiare esiste, ed è più frequente, l’ipercolesterolemia poligenica, nella quale, oltre a difetti genetici più o meno importanti, giocano un ruolo rilevante le cattive abitudini alimentari e un errato stile di vita. FH eterozigote e ipercolesterolemia poligenica hanno un ampio overlap di valori di LDL-colesterolo, perché dunque parlare solo di approccio dietetico nell’FH? Oltretutto la forma poligenica è quella nella quale si possono ottenere i maggiori successi con l’intervento dietetico-comportamentale, che comunque deve essere fatto sempre anche nell’FH. Va chiarito, quindi, l’aspetto non marginale che il trattamento dell’ipercolesterolemia si avvale degli stessi principi sia nell’FH che nella forma poligenica, passiamo ad altri difetti dell’articolo in esame. Uno di questi è molto frequente nei lavori che trattano di dietologia. Dopo aver sottolineato che dovrebbero essere forniti degli schemi dietetici abbastanza liberi e non molto prescrittivi, si afferma che i lipidi non dovrebbero superare il 30% (di cui saturi, monoinsaturi, polinsaturi rispettivamente ciascuno il 10%), le proteine il 15%, i carboidrati il 55-60%, gli zuccheri semplici il 10% delle calorie totali fornite dalla dieta. Ci si domanda come si fa a rispettare queste percentuali se non si definisce con una discreta precisione quale sia la quota calorica da fornire al bambino rispetto a età, sesso, attività fisica e fase dello sviluppo e se si voglia impostare una dieta normo, ipo o iper calorica? Non credo che le conoscenze per definire il corretto apporto calorico siano patrimonio di tutti i pediatri. Ma è peggio quando vengono definiti dei valori fissi di nutrienti a prescindere dal peso o dall’età del bambino, come per esempio per il colesterolo e la fibra alimentare. Per esempio viene definito il primo step di una dieta ipocolesterolemia a 300 mg/die. Ma questo è un valore valido per un adulto! nel bambino si deve fare riferimento a una quota corretta per l’apporto calorico, e sono suggeriti 100 mg/1000 kcal. In questo modo un bambino con una dieta da 1500 kcal dovrà assumere 150 mg di colesterolo e non 300 mg, come suggerito nell’articolo, con il serio rischio di incrementare la sua colesterolemia. Per la fibra il discorso è analogo, le quantità suggerite sono assolutamente eccessive nei bambini più piccoli e non accettate in quelli più grandi. Allora come si fa a proporre una corretta alimentazione a un bambino con ipercolesterolemia? Ci sono due strade: o si diventa esperti in dietetica (si può fare non è difficile) oppure si danno dei consigli generici senza avventurarsi in percentuali o quantità precise. Per esempio si propone la dieta mediterranea (quella vera correttamente riassunta nell’articolo), si consigliano latticini scremati o parzialmente scremati e magari ogni tanto un pasto principale vegetariano o a base di pesce. Non ci preoccupiamo del calcio, che viene soddisfatto dai latticini parzialmente scremati, ma teniamo d’occhio il ferro, soprattutto nelle ragazzine che hanno iniziato il ciclo. Dobbiamo anche abolire completamente le bevande zuccherate soprattutto ad alta concentrazione di fruttosio che stimolano principalmente la produzione di acidi grassi ma anche di colesterolo aumentando la VLDL. Magari i soggetti maggiormente sospetti di FH possiamo inviarli a un centro specialistico con buona esperienza nutrizionale.
Marco Giussani
Dietary intervention for children and adolescents with familial hypercholesterolaemia
M E Capra, et al.
Italian Journal of Pediatrics (2023) 49:77 https://doi.org/10.1186/s13052-023-01479-8

