Noi pediatri sappiamo bene che nella prima infanzia il i fluoro gioca un ruolo fondamentale per ossa e denti, proteggendone la struttura dal punto di vista morfologico e chimico. Il rischio di carie ci ha portato a indicare la somministrazione ai neonati di fluoro per os, e i ginecologi anche ad integrarlo durante la gravidanza.
Ma un recente studio americano, in una realtà nella quale da decenni l’acqua e le bevande a base d’acqua sono la principale fonte di assunzione sistemica di fluoro, pone molti interrogativi su questa modalità di somministrazione. Negli Stati Uniti, il CDC stima che l’acqua e le bevande lavorate (ad esempio, bibite e succhi) forniscano circa il 75% dell’assunzione di fluoro di una persona, e l’EPA stima che dal 40% al 70% dell’assunzione di fluoro di una persona provenga dall’acqua potabile fluorurata. Ma queste non sono le uniche modalità di assunzione di fluoro: pensiamo in primis ai prodotti dentali, ma non dimentichiamoci dei cibi e di emissioni industriali.
Il Servizio di Sanità Pubblica degli Stati Uniti raccomanda una concentrazione di fluoruro pari a 0,7 mg/L, per l’EPA gli standard applicabili e non applicabili per il fluoruro nell’acqua potabile sono 4,0 mg/L e 2,0 mg/L, e gli standard dell’OMS per la qualità dell’acqua potabile sono di 1,5 mg/L.
Una revisione sistematica e una meta-analisi hanno analizzato 74 studi epidemiologici per valutare l’associazione tra l’esposizione al fluoro e il QI dei bambini. E’ significativo che dei 74 studi inclusi (64 trasversali e 10 di coorte), la maggior parte sia stata condotta in Cina (n = 45), altre località includevano Canada (n = 3), Danimarca (n = 1), India (n = 12), Iran (n = 4), Messico (n = 4), Nuova Zelanda (n = 1), Pakistan (n = 1).
Nello studio per il fluoro nell’acqua potabile, l’associazione è risultata significativa fino a concentrazioni di 4 mg/L e 2 mg/L, ma non per livelli inferiori a 1,5 mg/L. Ma per il fluoro misurato nelle urine, l’associazione inversa è rimasta significativa anche sotto 1,5 mg/L. La maggior parte degli studi aveva un alto rischio di bias, ma l’associazione è stata confermata anche nei 22 studi a basso rischio di bias. Negli studi con misurazioni individuali, un aumento di 1 mg/L di fluoro urinario è stato associato a una diminuzione del QI di circa 1,63 punti, o 1,14 punti negli studi a basso rischio di bias. E’ da rilevare anche come in alcune regioni con elevata esposizione, come in Cina, questa differenza ha raggiunto i 7 punti.. La revisione include anche studi sull’esposizione al fluoro durante la gravidanza, suggerendo che i suoi effetti potrebbero iniziare già nel grembo materno.
La fluorizzazione artificiale negli Stati Uniti ha una concentrazione target di 0.7 mg/L. Le analisi dose-risposta del rapporto avevano studi con concentrazioni basse fino a 0.3 mg/L che riscontravano una perdita di QI. Sette studi avevano concentrazioni inferiori a 1.5 mg/L e una perdita media di QI di circa 3 punti.
Sebbene le diminuzioni stimate del QI possano sembrare piccole, la ricerca su altri neurotossici ha dimostrato che sottili cambiamenti nel QI a livello di popolazione possono influenzare le persone che rientrano negli intervalli alti e bassi della distribuzione del QI della popolazione. Per contestualizzare, una diminuzione di 5 punti nel QI di una popolazione quasi raddoppierebbe il numero di persone classificate come disabili intellettuali.
Le somiglianze tra gli effetti del fluoro e del piombo sul QI dei bambini possono essere viste confrontando i grafici dose-risposta del fluoro e del piombo, entrambi neurotossici.

Sulla sinistra è riportato il grafico NTP della perdita di QI in base alla concentrazione di fluoruro nell’acqua. A destra un confronto con un grafico del piombo nel sangue dei bambini e del QI da un’analisi aggregata che ha convinto il CDC e l’EPA ad abbassare il livello accettabile di piombo nei bambini. A 0.7 mg di fluoro/L, la perdita media stimata di QI è di 3 punti, quindi molti bambini potrebbero non subire alcuna perdita, mentre altri ne perderanno più di 3. La curva dose-risposta mostra perdite di QI statisticamente significative fino ai livelli di fluoruro più bassi.
Una delle difficoltà per affrontare studi accurati negli Stati Uniti è legato al fatto che 2/3 del paese sono fluorurati, quindi il fluoruro finisce nelle bevande in bottiglia e in molti alimenti trasformati, rendendo difficile trovare gruppi di confronto con bassa esposizione. Ma questi dati sono stati sufficienti per portare un giudice federale a chiedere una regolamentazione più stringente sulla fluorazione dell’acqua.
In Italia Si stima che la media nazionale di fluoro nelle acque sia di circa 1 mg/l. e il livello accettabile è di 1,5 mg/L., anche se vi sono differenze locali, talvolta sensibili, specialmente in eccesso, come ad esempio nella zona dei Colli Romani che alterano la valutazione. Altro dato specifico italiano è che Il consumo di acque minerali imbottigliate rende il consumo italiano superiore a qualunque altra nazione europea, e il suo ricorso è particolarmente comune da parte dei genitori che la usano per i loro bambini. Il tutto rende molto più complessa la valutazione dell’apporto base di fluoro al fine di una modulazione delle modalità di integrazione.
Ad oggi, probabilmente l’effetto preventivo del fluoro, ottenuto attraverso la via di somministrazione locale (dentifrici, gel, vernici) dopo l’eruzione dei denti dovrebbe essere valutato quale il più efficace e sicuro rispetto a quello ottenuto attraverso la somministrazione per bocca.
Pier Luigi Tucci
Fluoride Exposure and Children’s IQ Scores A Systematic Review and Meta-Analysis
Kyla W. Taylor, et al.
https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/fullarticle/2828425



