Allattamento al seno e neurosviluppo infantile

Questo studio condotto in Israele ha analizzato 570.532 bambini nati tra il 2014 e il 2020, esplorando la relazione tra la durata dell’allattamento al seno e lo sviluppo neuropsicologico nei primi anni di vita (scarica l’infografica).

L’ obbiettivo dello studio era stimare l’associazione indipendente tra allattamento al seno (durata ed esclusività) e il raggiungimento delle tappe dello sviluppo (motorie, linguistiche e sociali) e la diagnosi di condizioni neuro evolutive, come autismo, ADHD, disturbi del comportamento, ecc.

I dati sono stati raccolti dalle cartelle cliniche pediatriche e dati dell’Istituto di previdenza sociale israeliano, escludendo neonati con gravi patologie per evitare fattori confondenti. Sono state anche effettuate analisi multivariata, matching e confronti tra fratelli per controllare variabili come età gestazionale, peso alla nascita, status socioeconomico, ecc.

Quali sono stati i principali risultati?

  • L’allattamento esclusivo per almeno 6 mesi è associato a una riduzione del 27% nel ritardo nel raggiungimento delle tappe dello sviluppo.
  • L’allattamento non esclusivo per ≥6 mesi mostra una riduzione del rischio del 14%.
  • Ogni mese aggiuntivo di allattamento ha benefici crescenti fino ai 10–12 mesi.

Tra le coppie di fratelli, il bambino con almeno 6 mesi di allattamento ha:

  • 9% in meno di probabilità di ritardo nello sviluppo
  • 27% in meno di probabilità di ricevere una diagnosi neuroevolutiva

In conclusione, l’allattamento prolungato, anche se non esclusivo, è correlato a migliori esiti nello sviluppo cognitivo, linguistico e sociale, e questi benefici si osservano anche nei neonati pretermine, con maggiore impatto assoluto su bambini a rischio.

Lo studio sottolinea l’importanza di sostenere l’allattamento tramite politiche pubbliche e pratiche ospedaliere favorevoli. Come genitori e professionisti possono tradurre questi dati in azioni:

Per i genitori

  • Scegliere l’allattamento prolungato: L’allattamento per almeno 6 mesi (anche non esclusivo) è associato a ridotto rischio di ritardi nello sviluppo e condizioni neuroevolutive.
  • Informarsi e chiedere supporto: Molti genitori interrompono l’allattamento non per scelta, ma per difficoltà. Chiedere aiuto a consulenti IBCLC (International Board Certified Lactation Consultants), ostetriche o pediatri può fare la differenza.
  • Valorizzare il contatto umano: Il legame che si crea durante l’allattamento ha un impatto emotivo e sociale profondo. Anche il contatto pelle-a-pelle, e il tempo di qualità, influenzano positivamente lo sviluppo.
  • Non colpevolizzarsi: Se l’allattamento non è stato possibile, ci sono molti altri modi per promuovere lo sviluppo: stimoli cognitivi, gioco condiviso, lettura, affetto e attenzione.

Per gli operatori sanitari

  • Incorporare l’allattamento nelle pratiche cliniche: Promuovere l’allattamento come parte della cura pediatrica, in linea con le raccomandazioni OMS.
  • Monitorare e intervenire precocemente: I ritardi nello sviluppo possono essere osservati già nei primi anni. Rilevarli precocemente consente interventi mirati e tempestivi.
  • Formazione continua: Rimanere aggiornati sull’evidenza scientifica aiuta a dare consigli più informati e basati su dati reali.
  • Contrastare marketing fuorviante: Essere consapevoli delle pressioni esercitate dall’industria dei sostituti del latte e aiutare le famiglie a scegliere sulla base dell’evidenza, non della pubblicità.
  • Supportare politiche favorevoli: Appoggiare iniziative come congedi parentali, orari flessibili, spazi per l’allattamento nei luoghi pubblici e di lavoro.

Pier Luigi Tucci

Breastfeeding Duration and Child Development

Inbal Goldshtein, et al.

doi:10.1001/jamanetworkopen.2025.1540