Nascita pretermine e uso totale di assistenza sanitaria e costi nei primi 5 anni di vita

I tassi di nascita pretermine sono aumentati significativamente negli ultimi decenni in tutto il mondo. In Corea ad esempio sono aumentati dal 5,9% nel 2011 all’8,0% nel 2019. In Italia i dati più recenti riportano quarantamila neonati (6.9% dei nati vivi) nati prima della 37ª settimana di gestazione. Tale aumento è correlabile a diversi fattori, quali patologia della gravidanza (ipertensione, diabete, infezioni), gravidanze a rischio (anomalie anatomiche dell’utero, gemellarità, gravidanze indotte) ed età della gestante (sotto i 20 o sopra i 38 anni). Sono inoltre sempre più in gioco anche gli stili di vita non idonei (alcolismo, tabagismo, uso di droghe) e la procreazione medicalmente assistita. I progressi nella pratica medica per la cura neonatale, come la somministrazione di steroidi prenatali e la terapia sostitutiva con surfattante, hanno portato a un significativo miglioramento del tasso di sopravvivenza dei neonati prematuri, anche se rimane elevato il tasso di mortalità (di poco superiore al 10%, ma la quota principale è rappresentata dai neonati pretermine con età gestazionale <30 settimane (30-35%). .

Paradossalmente, il miglioramento del tasso di sopravvivenza dei neonati pretermine solleva preoccupazioni sull’aumento delle morbilità nell’infanzia. I neonati pretermine sopravvissuti sono a maggior rischio di scarsa crescita, malattie polmonari croniche, paralisi cerebrale e disturbi della vista e dell’udito, con percentuali inversamente proporzionali all’età gestazionale (0,5-1% al di sopra delle 32 settimane e 10-20% sotto tale epoca gestazionale).

I bambini pretermine moderati o tardivi (32-36 settimane di gestazione), anche se non presentano patologie importanti, presentano tassi più elevati di difficoltà cognitive e comportamentali rispetto ai loro coetanei nati a termine. Queste disabilità comportano un aumento del ricorso alle cure mediche e dei costi a lungo termine, che possono gravare sui servizi sociali, sanitari ed educativi della comunità e delle famiglie dei neonati pretermine. È stato riferito che le assenze dal lavoro non retribuite, l’aumento dell’indebitamento e le preoccupazioni finanziarie che si verificano durante la cura dei bambini nati pretermine peggiorano la qualità della vita della famiglia. Per migliorare gli interventi di prevenzione e trattamento, è necessario analizzare l’impatto socioeconomico delle nascite pretermine.

Questo studio, svolto in Australia, ha collegato i dati di nascita di una coorte di 631.532 neonati nati tra il 2007 e il 2013 con i dati relativi a ricoveri, cure primarie e secondarie e uso di farmaci. Nella popolazione di 629 313 sopravvissuti, poco più del 5% del campione è nato pretermine, con il 4,8% nato moderatamente o tardivamente pretermine, lo 0,4%  nato molto pretermine e lo 0,2% nato estremamente pretermine. Tra i neonati estremamente pretermine, il 68,0% è stato classificato anche come di  peso estremamente a basso alla nascita.

La nascita pretermine ha un effetto statisticamente significativo ed economicamente rilevante sull’uso dell’assistenza sanitaria e sui costi nei primi 5 anni di vita. Rispetto a un neonato a termine, i neonati pretermine nati a 32-36 settimane, 28-32 settimane e <28 settimane di gestazione hanno avuto, rispettivamente, una media di 7,0, 41,6  e 68,7 giorni di degenza in più; 3.1, 11,7 e 13,2  visite mediche specialistiche ambulatoriali in più; e costi sanitari pubblici a 5 anni più elevati di 1,2 volte (<0,01), 6,8 volte (0,01) e 10,9 volte (0,02). I neonati pretermine avevano anche livelli statisticamente significativi di visite mediche e uso di farmaci.

Dopo aver tenuto conto di una serie di fattori confondenti, è stato riscontrato che il ricorso all’assistenza sanitaria e i costi erano fortemente e inversamente correlati all’età gestazionale, con l’assistenza ospedaliera che rappresentava circa i tre quarti dei costi complessivi

Questi dati confermano altre indagini similari, come quello coreano che ha evidenziato che l’età gestazionale più precoce è risultata significativamente associata a un aumento del rischio del numero cumulativo di visite ambulatoriali, della durata cumulativa della degenza ospedaliera e del tasso di ricoveri in ospedale e in unità di terapia intensiva nei primi 6 anni di vita. I costi medi cumulativi di degenza e ambulatoriali per bambino sono diminuiti significativamente con l’aumentare dell’età gestazionale, ma sempre molto superiori rispetto ai neonati a termine. E in Italia, secondo la SIN, per ogni prematuro estremo (nato prima delle 28 settimane) sopravvissuto i costi oscillano tra i 100 e i 300 mila euro a seconda della patologia che presentano, cui vanno poi aggiunti quelli per le eventuali complicanze a distanza (riabilitazione, sostegno scolastico ed eventuale terapia dell’handicap) e che incidono sulla organizzazione del nucleo familiare.

Per i neonati pretermine sono necessari livelli più elevati di assistenza accessibile in tutti i contesti sanitari e per periodi prolungati. Poiché la nostra comprensione dell’impatto della nascita pretermine sugli esiti clinici a lungo termine continua a migliorare, i medici e i politici dovrebbero sviluppare un’accurata conoscenza di questi bisogni per consentire un’appropriata allocazione delle risorse verso le priorità della ricerca e le strategie di intervento precoce, al fine di sviluppare sempre  migliori future politiche sanitarie per i bambini pretermine, 

Pier Luigi Tucci

 

Preterm Birth and Total Health Care Use and Costs in the First 5 Years of Life: A Population-based Study

Serena Yu, et al.

https://doi.org/10.1016/j.jpeds.2023.01.006