Stima della futura mortalità legata al caldo e al freddo in base a scenari di cambiamento climatico, demografici e di adattamento in 854 città europee

Gli studi sulle valutazioni dell’impatto sulla salute della mortalità legata alla temperatura in

Europa hanno costantemente indicato che l’onere della mortalità attribuibile al freddo è molto

più elevato rispetto a quello del caldo. Le stime riportano generalmente che per ogni decesso legato al caldo ci sono circa dieci decessi legati al freddo. Ma sappiamo, come Copernicus ci evidenzia con regolarità, che stiamo vivendo un periodo di incerta durata, nel quale le temperature sono in costante aumento. Abbiamo già pubblicato sul nostro sito alcuni articoli che evidenziano già tali effetti sulla salute, in particolare dove è presente una crescita delle aree urbane e della popolazione, che aumenta l’esposizione alle alte temperature.

Conosciamo come l’equilibrio tra l’aumento della mortalità legata al caldo e la diminuzione di quella legata al freddo,definito come effetto netto del cambiamento climatico, può essere influenzato da molti fattori, tra i quali il fatto che il caldo e il freddo estremo cambiano a ritmi diversi con il cambiamento climatico, con conseguente restringimento o allargamento della distribuzione della temperatura a seconda della regione, e il fatto che sia molto complessa da valutare la funzione risposta esposizione (ERF) dell’uomo alla temperatura e alla mortalità.

Dato l’attuale situazione tra i carichi di mortalità legati al caldo e al freddo, resta da chiedersi se una diminuzione dell’esposizione al freddo possa compensare l’aumento negativo dell’esposizione al caldo elevato in presenza di cambiamenti climatici.

Questa ricerca utilizza funzioni di rischio della temperatura in tutte le città, tenendo conto dell’adattamento locale e specifico per età, combinandole con proiezioni di temperature, popolazione e tassi di mortalità per stimare i decessi attesi legati alle temperature attribuibili specificamente ai cambiamenti climatici. I ricercatori hanno considerato una gamma di simulazioni climatiche ed epidemiologiche per valutare l’incertezza associata alle stime, sotto scenari definiti nel sesto rapporto di valutazione dell’IPCC. L’adattamento al calore è inoltre interconnesso con le

Tendenze demografiche e socioeconomiche sottostanti che richiedono l’integrazione nel

quadro dei percorsi socioeconomici condivisi (SSP). Sono stati considerati tre scenari SSP:

(1) un’Europa più equa, impegnata nella sostenibilità e in stili di vita a basso consumo, che si traduce in azioni sostanziali sia per la mitigazione che per l’adattamento (SSP1-2. 6); (2) un’Europa che mantiene le attuali disuguaglianze con una maggiore privatizzazione e lenti progressi verso la

mitigazione e l’adattamento (SSP2-4.5); e (3) un’Europa con una crescente instabilità, conflitti regionali e disuguaglianze che comportano uno sforzo minimo o nullo verso la mitigazione e l’adattamento (SSP3-7.0). Inoltre, i ricercatori hanno calcolato i decessi in scenari in cui il rischio di mortalità legato al calore è ridotto.

Questo studio di modellizzazione stima che i cambiamenti climatici potrebbero direttamente causare oltre 2,3 milioni di decessi aggiuntivi legati alle temperature in 854 città europee entro il 2099, se non si intraprenderanno azioni urgenti per ridurre le emissioni di carbonio. Le differenze regionali suggeriscono una leggera diminuzione netta dei tassi di mortalità nei Paesi dell’Europa settentrionale, ma un’elevata vulnerabilità della regione mediterranea e delle aree dell’Europa orientale. A meno che non vengano attuate forti misure di mitigazione e adattamento, la maggior parte delle città europee dovrebbe subire un aumento del carico di mortalità legata alla temperatura-

Le dieci città europee che vedranno il più alto numero di decessi legati alle temperature entro la fine del secolo sono:

  • Barcellona (Spagna): 246.082
  • Roma (Italia): 147.738
  • Napoli (Italia): 147.248
  • Madrid (Spagna): 129.716
  • Milano (Italia): 110.131
  • Atene (Grecia): 87.523
  • Valencia (Spagna): 67.519
  • Marsiglia (Francia): 51.306
  • Bucarest (Romania): 47.468
  • Genova (Italia): 36.338

Variazioni nette a livello di città dei tassi di mortalità in eccesso legati alla temperatura per ogni livello di riscaldamento nello scenario SSP3-7.0 e senza adattamento al calore. I riquadri da sinistra in basso a destra rappresentano livelli di riscaldamento da 1,5 °C a 4 °C. I colori verdi indicano una diminuzione dei decessi in eccesso legati alla temperatura, mentre i colori viola indicano un aumento.

Nello scenario più basso di mitigazione e adattamento (SSP3-7.0), viene stimato che il carico di morte netto dovuto al cambiamento climatico sia aumentato del 49,9%, con un cumulo di 2.345.410

decessi legati ai cambiamenti climatici tra il 2015 e il 2099. Questo effetto netto rimarrebbe positivo anche in scenari di adattamento elevato, dove un’attenuazione del rischio del 50% è ancora insufficiente a invertire la tendenza nell’ambito del SSP3-7.0.

A causa delle loro popolazioni più grandi, il numero più elevato di decessi legati alle temperature è previsto nelle città mediterranee più popolose, ma anche molte città più piccole a Malta, in Spagna e in Italia potrebbero essere gravemente colpite con tassi elevati di decessi legati alle temperature.

In conclusione, questo studio fornisce una chiara evidenza che la mortalità netta aumenterà anche nello scenario più mite di cambiamento climatico, evidenziando anche che l’onere sanitario netto aumenterà in modo sostanziale negli scenari di riscaldamento più estremi e che questa tendenza potrà essere invertita solo con improbabili livelli di adattamento delle popolazioni urbane. E’ necessario quindi attuare strategie di mitigazione rigorose per ridurre fortemente le emissioni di gas serra e di strategie di adattamento rivolte ai Paesi e ai gruppi di popolazione più vulnerabili.

Pier Luigi Tucci

Estimating future heat-related and cold-related mortality under climate change, demographic and adaptation scenarios in 854 European cities

P. Masselot, et al.

https://doi.org/10.1038/s41591-024-03452-2