Una corretta alimentazione nei primi due anni di vita è essenziale per la sopravvivenza e la crescita del bambino. Tuttavia, nei paesi a basso e medio reddito (LMIC), già caratterizzati da elevata vulnerabilità nutrizionale, le ondate di calore — sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici — rappresentano una minaccia acuta per le pratiche di alimentazione infantile. Lo studio analizzato esplora sistematicamente come il caldo estremo possa compromettere la qualità e la frequenza dell’alimentazione dei bambini tra 6 e 23 mesi.
Questo studio intende valutare gli effetti delle ondate di calore su tre indicatori (la diversità dietetica minima (MDD), la frequenza minima dei pasti (MMF) e la dieta minimamente accettabile (MAD)), analizzando quali gruppi di popolazione risultano più vulnerabili e Identificando il ruolo dell’infrastruttura domestica di raffrescamento (refrigerazione e aria condizionata).
Lo studio ha analizzato 293.137 bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi in 36 LMIC tra il 2000 e il 2019, utilizzando dati DHS georeferenziati basati su recall alimentare nelle 24 ore precedenti. L’esposizione al caldo è stata definita tramite soglie di temperatura locali (percentili 92.5°, 95° e 97.5°) per ≥2 o ≥3 giorni consecutivi.
Sono stati utilizzati modelli logistici a effetti misti per stimare gli effetti cumulativi fino a 14 giorni dopo l’esposizione.
I risultati evidenziano un impatto rilevante delle ondate di calore su tutte le pratiche alimentari:
Aumentano drasticamente il rischio di non raggiungere la MDD (OR fino a 6,19 in caso di ondate ≥3 giorni al 95° percentile), compromettono la MMF, soprattutto durante ondate più estreme (OR 2,78 al 97.5° percentile), e peggiorano la MAD, combinazione dei due indicatori (OR 4,66 per ondate intense)
Poiché le difficoltà alimentari durano fino a due settimane dopo l’esposizione al caldo estremo, viene evidenziato un impatto non solo immediato ma anche prolungato sulla routine alimentare del bambino.
Ma quali sono i gruppi alimentari maggiormente colpiti nelle ondate di calore? In primis frutta e verdura ricche di vitamina A, seguiti dai legumi e dai cereali e tuberi, mentre gli alimenti di origine animale sono meno colpiti, così come l’allattamento mostra l’effetto più contenuto.

Per quanto riguarda il dato sulle popolazioni più vulnerabili, gli effetti più gravi sono stati osservati nelle aree rurali, nelle famiglie povere, nei nuclei familiari con >3 bambini sotto i 5 anni, e come ciascuno può facilmente immaginarsi, nelle case prive di frigorifero o aria condizionata (fattori protettivi significativi)
Lo studio evidenzia un meccanismo plausibile che collega le ondate di calore a peggioramenti della crescita infantile descritti in precedenti ricerche. Le ondate di calore influenzano l’alimentazione infantile attraverso la riduzione dell’appetito e alterazioni fisiologiche nei bambini esposti al caldo, una alterata capacità del caregiver, a causa di stress termico e ridotta disponibilità di tempo/energia, un peggioramento della conservazione e preparazione dei cibi, soprattutto quelli deperibili come frutta e verdura, e una ridotta accessibilità ai mercati durante i periodi di caldo estremo.
Siamo quindi in presenza di un rischio di ulteriore compromissione di un aspetto critico dello sviluppo umano: la nutrizione nei primi 1000 giorni di vita, perché Le ondate di calore rappresentano un rischio acuto e significativo per l’alimentazione dei bambini nei LMIC, con effetti sia immediati che prolungati.
Cosa poter fare a livello di salute pubblica? Gli AA. Suggeriscono questi punti:
- Integrare strategie di adattamento al caldo nei programmi nutrizionali, che finora si concentrano quasi esclusivamente sul lungo periodo.
- Estendere i piani di allerta caldo includendo supporto specifico per l’alimentazione infantile.
- Rafforzare l’accesso a infrastrutture di raffrescamento domestico (refrigerazione, ventilazione).
- Potenziare la disponibilità di alimenti nutrienti durante e dopo le ondate di calore.
- Prestare particolare attenzione alle famiglie più vulnerabili (aree rurali, basso reddito, famiglie numerose).
Integrare interventi di adattamento al caldo nei programmi nutrizionali diventa quindi una priorità urgente per proteggere la salute e lo sviluppo dei bambini più vulnerabili.
Pier Luigi Tucci
Assessment of heatwave impacts on child feeding practices across 36 low-income and middle-income countries: a cross-sectional analysis
Cheng He, et al.




