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Una popolazione pediatrica (n=278, 10.6 (2.3) anni) afferente a un centro per la prevenzione del rischio cardiovascolare e quindi composta da soggetti che avevano un qualche fattore di rischio (ipertensione arteriosa, obesità/sovrappeso, dislipidemia, familiarità per malattie cardiovascolari precoci) è stata sottoposta a un trattamento dietetico-comportamentale per un tempo medio di 15 mesi. Al baseline il 33.1% era iperteso, 52.9% obeso, e il 36.3% aveva ipertrofia ventricolare sinistra (LVH). Al follow-up, la prevalenza di ipertensione, obesità, e LVH era rispettivamente il 18.7%, 30.2%, e 22.3%, (p < 0.001 per tutti i parametri). É stato anche osservato un decremento della massa ventricolare sinistra indicizzata da 37.1 a 35.2 g/m2.7 (p < 0.001).

Questo studio è importante perché dimostra una serie di cose:

  • Il trattamento dietetico-comportamentale valutato con un follow-up piuttosto lungo è efficace, anche più di quanto dicono le percentuali di miglioramento, in quanto alcuni soggetti (in particolare i dislipidemici familiari) non erano in sovrappeso e pertanto non avevano spazio per migliorare. Inoltre la storia naturale dell’eccesso ponderale nei bambini è spesso quella di peggiorare, pertanto anche non prendere peso (al netto della crescita staturale) si può considerare un risultato non negativo. L’approccio del centro che ha prodotto questo studio è più focalizzato sulla prevenzione cardiovascolare, e la perdita di peso (ove necessaria) rappresenta uno strumento e non l’obiettivo principale. Questo aspetto probabilmente migliora la compliance della famiglia al trattamento perché l’eccesso ponderale in molti casi non è visto dai genitori come un problema di salute. Anche nei bambini che hanno solo l’eccesso ponderale come fattore di rischio, il focus sulla valutazione complessiva del rischio cardiovascolare induce nei genitori una più corretta riflessione sul problema del loro bambino. L’intervento, dopo una attenta valutazione anamnestica, clinica, corredata da opportuni esami ematochimici e strumentali, prevede uno schema dietetico normo calorico personalizzato sulla base dell’attività fisica del bambino che i genitori potranno utilizzare come base per successive modifiche discusse con un esperto nutrizionista nei successivi controlli.
  • Il miglioramento del peso comporta una parallela diminuzione dei valori pressori sia nei soggetti con ipertensione e preipertensione ma anche in quelli con valori nel range di normalità, e anche quest’ultimo è un risultato auspicabile. Nei bambini obesi con ipertensione primitiva non è necessario raggiungere il normopeso per vedere miglioramenti e una normalizzazione dei valori pressori.
  • Lo stesso gruppo in un lavoro precedente ha dimostrato che i bambini in eccesso ponderale avevano in una percentuale non trascurabile un aumento dello spessore della parete del ventricolo sinistro e del setto interventricolare che configuravano dei quadri di rimodellamento o di ipertrofia ventricolare sinistra, quindi della massa ventricolare sinistra. Questa condizione può essere anche dovuta a un aumento della pressione arteriosa, ma in età pediatrica l’obesità sembra il maggior fattore scatenante. Mentre nell’adulto queste alterazioni cardiache sono dei fattori prognostici negativi, non è ancora chiaro come debbono essere considerate nel bambino. Tuttavia è evidente la loro correlazione con l’eccesso di peso. Nello studio in oggetto si dimostra che il miglioramento ponderale determina una regressione della massa ventricolare, quindi che il rimodellamento e l’ipertrofia sono condizioni del tutto regredibili.

Marco Giussani

 

Association between lifestyle modifications and improvement of early cardiac damage in children and adolescents with excess weight and/or high blood pressure

Genovesi S., et al.

https://doi.org/10.1007/s00467-023-06034-5