Christina Chambers, PhD, MPH1; Paul Krogstad, MD2; et al Università della Californi, San Diego JAMA. Pubblicato online il 19 agosto 2020. doi: 10.1001 / jama.2020.15580
Questo articolo ci permette di fare il punto sull’allattamento al seno in questo periodo di pandemia da SARS-COV-2
Date un occhio a questa sintesi per capire a che punto siamo:
“È stata sollevata la preoccupazione che l’infezione da coronavirus 2 (SARS-CoV-2) possa essere trasmessa ai neonati tramite l’allattamento al seno. Diverse organizzazioni consigliano che le donne infettate da SARS-CoV-2 possano scegliere di allattare al seno con le note protezioni igieniche per prevenire la trasmissione del virus attraverso le goccioline di saliva. Ad oggi, SARS-CoV-2 non è stato isolato dal latte materno e non ci sono casi documentati di trasmissione del virus infettivo al neonato attraverso il latte materno. Tuttavia, il potenziale di trasmissione virale attraverso il latte materno rimane una questione critica per le donne infette da SARS-CoV-2 che desiderano allattare al seno.
A partire da marzo 2020, le donne residenti ovunque negli Stati Uniti che hanno riferito di essere sintomatiche, di essere state esposte a una persona infetta o di avere un’infezione confermata da SARS-CoV-2 e che stavano attualmente allattando al seno sono state invitate a partecipare allo studio. Sono state incluse solo le donne che sono risultate positive ai test RT-PCR. I campioni di latte materno sono stati auto-raccolti e inviati al centro di studio secondo un protocollo standard. In alcuni casi, le donne hanno anche fornito campioni archiviati raccolti prima dell’arruolamento.
Tra il 27 marzo e il 6 maggio 2020 hanno arruolato 18 (!!!) donne che avevano confermato l’infezione SARS-CoV-2 La loro prole aveva un’età compresa tra i neonati e i 19 mesi. Le donne hanno fornito da 1 a 12 campioni, con un totale di 64 campioni raccolti in momenti diversi prima e dopo il risultato positivo del test SARS-CoV-2 RT-PCR. Tutte le donne tranne 1 avevano una malattia sintomatica. Un campione di latte materno aveva RNA SARS-CoV-2 rilevabile. Il campione positivo è stato raccolto il giorno della comparsa dei sintomi; tuttavia, 1 campione prelevato 2 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e 2 campioni raccolti 12 e 41 giorni dopo sono risultati negativi all’RNA virale. Il bambino allattato al seno non è stato testato (!!!).
Questi dati suggeriscono che SARS-CoV-2 RNA non rappresenta virus competente per la replicazione e che il latte materno potrebbe non essere una fonte di infezione per il neonato. Inoltre, quando campioni di controllo (addizionati artificialmente con virus SARS-CoV-2) sono stati trattati mediante pastorizzazione non è stato rilevato alcun virus competente per la replicazione o RNA virale. Questi risultati sono rassicuranti visti i noti benefici dell’allattamento al seno e del latte materno fornito dalle banche del latte. “
I limiti dello studio sono segnalati dagli stessi autori: la piccola dimensione del campione, il campione non casuale con possibile bias di selezione, l’autovalutazione della positività alla RT-PCR e l’auto-raccolta di campioni di latte, alcuni prima dell’istituzione del protocollo standard.”
Alla fine di questa sintesi il dato che salta più all’occhio è che in America in un mese e mezzo siano riusciti ad avere solo 18 donne che hanno fornito la loro storia infettivologica e un campione di latte.
I risultati sono comunque indicativi per una bassissima possibilità che il latte materno sia fonte di infezione e la sicurezza del latte di banca.
A questo proposito in occasione della Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano il 19 maggio, la Società Italiana di Neonatologia ha ribadito l’importanza di questa pratica, tranquillizzando le mamme sulla sicurezza della donazione presso le Banche del latte, anche in questo periodo di pandemia. «Donare il latte materno è sicuro», afferma Fabio Mosca, Presidente della SIN. «All’interno delle nostre banche del latte sono state attivate tutte le procedure di controllo sia sulle donatrici che sul latte stesso. Invitiamo pertanto le mamme italiane a continuare a mostrare la loro generosità, donando il proprio latte per quei neonati che ne hanno più bisogno, in particolare i nati pretermine». “I fattori nutrizionali e funzionali contenuti nel latte materno, come dimostrato da diversi studi scientifici lo rendono in grado di supportare le carenze legate all’immaturità degli organi del neonato pretermine, di ridurre l’incidenza di patologie estremamente gravi come l’enterocolite necrotizzante, la broncodisplasia, la retinopatia e le infezioni e sostenere le difese immunitarie.
E direi che questo possiamo considerarlo un punto fermo, ad oggi.
Vediamo anche cosa dicono le Linee Guida emanate a fine maggio dall’ISS e dal Tavolo tecnico invece sull’allattamento materno da parte di madri COVID-19 positive
Alla luce delle evidenze disponibili, che non confermano la presenza del virus nel latte materno, i benefici dell’allattamento superano ampiamente i potenziali rischi.
Al momento, il rischio connesso all’allattamento è legato soprattutto al contatto ravvicinato con la madre, attraverso le droplets. Per questo le famiglie dei neonati devono adottare un’accurata disinfezione delle superfici e degli oggetti una volta rientrate a casa dal punto nascita.
Le madri devono usare la mascherina quando entrano in contatto ravvicinato con il bambino, devono evitare di tossire o starnutire in prossimità del bambino e lavare accuratamente le mani prima di toccarlo e/o di spremere il latte (manualmente o meccanicamente)
In generale, non è necessario lavare il seno prima della poppata o della spremitura. Nel caso in cui la mamma abbia accidentalmente tossito o starnutito sul proprio seno, può lavarlo con acqua tiepida e sapone per almeno 20 secondi prima della poppata.
Il contatto pelle-a-pelle non è controindicato perché i suoi benefici per la salute del neonato, incluso l’avvio tempestivo dell’allattamento, superano i rischi potenziali della trasmissione e della patologia legata al COVID-19.
In più il Tavolo Tecnico si ferma su un punto fondamentale. Tutte le madri infatti dovrebbero avere accesso a un sostegno psicosociale e a un supporto pratico per l’avvio, la prosecuzione e la gestione delle comuni difficoltà dell’allattamento da parte di personale sanitario e gruppi di sostegno nella comunità adeguatamente formati.
La pandemia ha comportato un aumento dello stato di ansia nella popolazione generale e nelle donne in gravidanza, che si trovano a vivere in un periodo di incertezza che può avere ricadute sul benessere e la salute mentale in epoca perinatale, in particolare rispetto:
o alla patologia da COVID-19
o all’isolamento sociale e la conseguente riduzione del supporto da parte della rete di relazioni familiari e amicali
o alla potenziale incertezza economica
o ai cambiamenti nell’offerta assistenziale e nella presa in carico da parte del sistema sanitario: ad esempio, il passaggio dagli incontri in presenza al contatto telefonico o da remoto, lo spostamento di alcuni appuntamenti, la presenza non sempre garantita di una persona di fiducia ad esempio durante le visite di controllo.
Su questo tema il pediatra di famiglia ha un ruolo davvero insostituibile. Il benessere della coppia madre/neonato passa anche dall’avere la consapevolezza che esista una figura di sostegno garantita per l’avvio e il sostegno ad una delle pratiche più importanti per la salute globale presente e futura: l’allattamento materno.
