Non c’è salute del bambino senza salute del pianeta

I bambini, in particolare, subiscono il peso maggiore delle devastanti conseguenze legate al cambiamento climatico, come rileva La Report Card 17 dell’UNICEF Innocenti , Luoghi e spazi, pubblicata il 24 maggio: tutti i paesi dell’UE o OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) non riescono a fornire ambienti sani ai bambini.

In questi paesi, 20 milioni di bambini hanno elevate concentrazioni di piombo nel sangue, il particolato ambientale e l’inquinamento dell’aria interna da combustibili solidi sono responsabili di una notevole morbilità tra i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni (fino a 3,8 anni di vita aggiustati per disabilità ogni 1000 bambini in Messico e 3,7 in Colombia), un decesso su quattro sotto i 5 anni è attribuibile a fattori ambientali come aria tossica, acqua non sicura e servizi igienico-sanitari inadeguati. Inoltre i bambini provenienti da famiglie povere spesso vivono con una grave privazione dell’alloggio, con rischi sovrapposti di sovraffollamento, umidità e muffa e servizi igienici, luce o calore inadeguati e in quartieri di scarsa qualità che hanno spazi limitati per il gioco sicuro e l’attività fisica. 

Permangono molte contraddizioni: sebbene alcuni paesi ricchi stiano migliorando nel fornire un ambiente sano ai bambini (ad esempio, accesso a spazi verdi e trasporti sicuri), all’opposto contribuiscono in modo sproporzionato alla distruzione ambientale in altre parti del mondo, attraverso alti tassi di emissioni di carbonio, produzione di rifiuti elettronici e consumo di risorse. L’UNICEF stima che se “tutti nel mondo consumassero risorse al ritmo che fanno le persone nei paesi dell’OCSE e dell’UE, sarebbe necessario l’equivalente di 3,3 terre per stare al passo con i livelli di consumo”.

Sappiamo bene come i bambini sperimentino il degrado ambientale in un modo diverso dagli adulti: i loro corpi in via di sviluppo e il loro sistema immunitario immaturo sono più suscettibili all’inquinamento atmosferico e all’esposizione chimica, con un impatto negativo che inizia già nell’utero. I bambini hanno anche meno possibilità di scegliere le loro condizioni di vita e dovranno convivere con le conseguenze dei problemi ambientali storici e attuali. E’ significativo che le ampiamente rilevate preoccupazioni giovanili al riguardo siano fattori di stress cronico per molti giovani. 

E sono i giovani che, oltre a ripetere che la crisi climatica sta danneggiando il loro presente e il loro futuro, sollecitano di affrontarla urgentemente con la massima priorità, offrendo spesso il loro contributo, che deve essere intensificato e ampliato per aumentare la partecipazione,  in particolare di quei giovani provenienti da popolazioni sottorappresentate.

E i pediatri di famiglia come possono e devono contribuire ad allineare la loro pratica clinica con la giustizia climatica? Le riflessioni sui cambiamenti climatici e sulla salute dei bambini non potrebbero essere integrate ad esempio nei bilanci di salute o nelle visite per patologie? Lo screening dei determinanti ambientali della salute (ad es. cibo, alloggio e sicurezza energetica, esposizione a sostanze chimiche e inquinamento) non potrebbe costituire uno degli ambiti più importanti del loro atteggiamento volto alla prevenzione? E non siamo forse in una posizione privilegiata per promuovere diete sostenibili e abitudini sane (ad esempio, riducendo il consumo di carne e passando a modi di trasporto attivi) e per aiutare le famiglie a prepararsi ai rischi ambientali, in particolare per i bambini con asma, allergie o altre malattie croniche o complesse? E come sta facendo la SICuPP, sostenendo sistemi sanitari più sostenibili (ad esempio, riducendo gli sprechi sanitari e promuovendo la telemedicina ove appropriata)?

Ci aspettiamo che la ricerca si muova sempre di più verso la valutazione di interventi e adattamenti che mitighino i rischi ambientali per i bambini: le soluzioni possibili devono essere multidisciplinari e basate sull’evidenza, e un obiettivo di equità sanitaria è fondamentale, sia all’interno dei paesi che a livello globale. Non c’è salute del bambino senza salute del pianeta.

Pier Luigi Tucci

 

No child health without planetary health

DOI: https://doi.org/10.1016/S2352-4642(22)00199-7

UNICEF Innocenti’s Report Card 17

Places and Spaces: Environments and children’s well-being (unicef-irc.org)