Micro e nanoplastiche rilevabili nei tessuti umani

Gli scienziati definiscono la microplastica come frammenti di plastica di meno di 5 mm,di diametro. Le nanoplastiche sono ancora più piccole, con diametri inferiori a 0,050 mm. La ricerca sui modelli animali e sulla fauna selvatica ha collegato l’esposizione a micro e nanoplastica all’infertilità, all’infiammazione e al cancro, ma i risultati sulla salute delle persone sono attualmente sconosciuti. Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che la plastica può passare attraverso il tratto gastrointestinale umano, ma in questo studio gli autori hanno valutato se tali particelle si accumulano negli organi umani.

Per questo essi hanno innanzitutto valutato con la citometria a flusso se in campioni prelevati da polmoni, fegato, tessuto adiposo, milza e reni – organi che possono essere esposti, filtrare o raccogliere monomeri di plastica e microplastiche cui erano state  inserite perline nano/microplastiche -, queste fossero rilevabili con tale metodica.

Visto l’esito positivo i ricercatori hanno anche creato un programma per computer che convertisse le informazioni sul conteggio delle particelle di plastica in unità di massa e superficie, al fine di condividere lo strumento online in modo che altri ricercatori possano riportare i loro risultati in modo standardizzato e di poter costruire un database di esposizione della plastica in organi e gruppi di persone nel tempo e nello spazio geografico.

I ricercatori hanno anche valutato positivamente l’uso della spettrometria μ-Raman per studiare la contaminazione ambientale con microplastiche, tra cui il policarbonato (PC), il polietilene tereftalato (PET) e il polietilene (PE), analizzando 47 campioni di fegato umano e di tessuto adiposo. In  ognuno di questi campioni il team ha trovato una contaminazione plastica sotto forma di monomeri, o blocchi di plastica, in ogni campione. Il bisfenolo A (BPA), ancora usato in molti contenitori per alimenti nonostante le preoccupazioni per la salute, è stato trovato in tutti i 47 campioni umani.

Questo studio è probabilmente è il primo ad esaminare la presenza di monomeri, nano- e microplastiche negli organi umani da parte di individui con una storia nota di esposizione ambientale, evidenziando che questi materiali non biodegradabili, che sono presenti ovunque, possano entrare e accumularsi nei tessuti umani.  Una volta che abbiamo un’idea migliore di cosa c’è nei tessuti, sarà possibile condurre studi epidemiologici per valutare i risultati sulla salute umana, cioè iniziare a capire i potenziali rischi per la salute, se ce ne fossero.

 

Pier Luigi Tucci

 

Micro- and nanoplastics detectable in human tissues

Charles Rolsky, et al.

 http://www.acs.org/fall2020pressconferences.