Il rapporto One Health 2020 dell’Unione Europea
A dicembre 2021 è stato hanno pubblicato il rapporto annuale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sulle zoonosi, agenti zoonotici e sui focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare, relativo ai dati raccolti nel 2020, da 36 Paesi europei.
Dai dati del 2020 risulta che
- la campilobatteriosi, anche nel 2020 si conferma la zoonosi più frequentemente segnalata nell’UE (120.946 casi) , in quanto responsabile di oltre il 60% delle segnalazioni totali,
- seguono le infezioni da Salmonella (52.702 casi), Yersinia Enterocoltica (5664), Escherichia coli produttore di Shigatossina (STEC, 4446 casi) e la listeriosi (1876 casi)
- sotto mille i casi di tularemia (641), infezione da Coxiella burnetii (febbre Q, 523 casi), echinococcosi (488), brucellosi (128), trichinellosi (117), tubercolosi da M. bovis /M. caprae (88)
- non sono stati segnalati casi di rabbia
- Listeriosi e infezioni da West Nile virus (WNV, 322 casi probabili e confermati) sono le zoonosi caratterizzate da esiti più gravi, sia in termini di ricoveri ospedalieri che di decessi
Dal punto di vista del trend temporale il rapporto evidenzia che:
- Tra il 2016 e il 2020, nessuna delle zoonosi indagate in questo report ha mostrato un incremento statisticamente significativo di casi umani confermati.
- Dal 2016 al 2020 è stata osservata una riduzione statisticamente rilevante dei casi di brucellosi, yersiniosi e Febbre Q.
- Nel 2020, 27 Paesi dell’UE hanno segnalato 3086 focolai epidemici di origine alimentare (-47% rispetto al 2019) responsabili di 20.017 casi (-61,3%), 1675 ricoveri ospedalieri (-60%) e 34 decessi (-43,3%).
- La Salmonella è l’agente infettivo maggiormente identificato (694 focolai), quello con il maggior numero di casi epidemici e che ha richiesto il maggior numero di ricoveri.
- Le principali fonti di infezione nei focolai epidemici sono state “uova e prodotti a base di uova” e “carne di maiale” per Salmonella, “crostacei, molluschi e prodotti derivati” per norovirus, “pesce e prodotti a base di pesce” per Listeria.
- Gli alimenti composti o gli alimenti multi-ingrediente, compresi gli “alimenti misti” sono stati responsabili del maggior numero di casi (21% di tutti i casi, uno su cinque) e sono stati associati a una vasta gamma di agenti causali.
Anche in Italia si è verificata una contrazione delle notifiche nel 2020, per tutte le malattie soggette a sorveglianza ad eccezione della trichinellosi (causato da un vasto focolaio epidemico associato al consumo di carne e lavorati di cinghiale), yersioniosi e dei casi di infezione da virus West Nile. Più contenuto l’aumento dei casi di infezione da virus West Nile, passati da 54 a 69 casi (+27,5%) nello stesso periodo. Per le altre malattie, la riduzione dei casi è stata più lieve di quanto non verificatosi nell’UE, per quanto riguarda la campilobatteriosi, (-13,2%) e la salmonellosi (-19,3%) mentre al contrario più marcata, per listeriosi (-27,2%), infezioni da STEC (-27,4%), brucellosi (-63,3%), tubercolosi da M. bovis/caprae (-45,5%).
In Italia nel 2020, la salmonellosi si è confermata ancora una volta la malattia zoonotica più frequentemente notificata (2626 casi), mentre i casi di campilobatteriosi (1418) sono stati circa metà rispetto ai casi di salmonellosi, diversamente da quanto si osserva nella UE.

Casi confermati notificati, per le principali zoonosi segnalate in Italia nel 2020 e confronto con i casi complessivi nella Unione Europea (UE)
Probabilmente incidono su questa difformità di dati la copertura geografica della popolazione parziale e inferiore rispetto alle salmonellosi. Ciò vale anche per le infezioni da STEC, la cui sorveglianza si basa prevalentemente su un sistema sentinella di segnalazione dei casi di Sindrome Emolitico Uremica (SEU) attraverso il Registro Italiano SEU. Si conferma la mancanza in Italia di un sistema di notifica dei casi di echinococcosi, malattia che la ‘Direttiva zoonosi’ (Dir. 99/2003 (CE)) considera tra le zoonosi prioritarie, nonchè dei casi di toxoplasmosi. Nel 2020 non sono stati segnalati casi di febbre Q, tularemia e rabbia.
Per Salmonella, più di altri patogeni, è stato consolidato nel tempo a livello europeo un approccio di controllo lungo tutta la filiera finalizzato a contenere nelle popolazioni avicole la prevalenza dei sierotipi di Salmonella considerati ‘rilevanti’ in termini di salute pubblica. Per ciascuna categoria produttiva è stato definito un target massimo di gruppi positivi per i sierotipi rilevanti. Allo stato attuale il target riguarda S. Enteritidis, S. Typhimurium, S. Infantis, S. Virchow and S. Hadar per i gruppi di riproduttori Gallus gallus ed è fissato all’1%. Per tutte le altre categorie produttive (galline ovaiole, polli da ingrasso, tacchini da riproduzione e da ingrasso) i sierotipi ‘rilevanti’ sono S. Enteritidis e S. Typhimurium.
Visionando i dati 2020, per tutte le categorie produttive (riproduttori Gallus gallus, ovaiole, broiler e tacchini da ingrasso) a livello nazionale il target fissato per i sierotipi rilevanti è stato pienamente raggiunto, ad eccezione dei tacchini riproduttori (1,3% a fronte della media europea di 0,48%). Se si considerano le positività per Salmonella spp. (indipendentemente quindi dal sierotipo rilevato), le prevalenze nazionali sono risultate superiori alla media europea per tutte le categorie produttive oggetto di sorveglianza.
I dati 2020 tra pandemia e Brexit
La presenza del COVID-19 e dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (il Regno Unito non ha riportato casi all’ECDC nel 2020) rende difficile paragonare i dati 2020 con quelli degli anni precedenti. La pandemia di COVID-19 potrebbe aver causato un calo delle segnalazioni a causa di un mix di fattori che comprende sia la ovvia ridotta capacità diagnostica dei laboratori (strenuamente impegnati nelle analisi sul COVID-19) che le misure di distanziamento sociale messe in atto a più livelli. Per quanto riguarda alcune zoonosi l’uscita del Regno Unito dall’UE sembra aver causato una riduzione dei tassi di notifica europei, probabilmente collegata agli alti numeri segnalati negli scorsi anni nel Regno Unito (e non più conteggiati nella parte di UE).
Pier Luigi Tucci
The European Union One Health 2020 Zoonoses Report
European Food Safety Authority
European Centre for Disease Prevention and Contro
https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/j-efsa-2021-6971.pdf
