L’epidemia di vaiolo delle scimmie: rischi per i bambini

Le infezioni da vaiolo nelle scimmie in bambini e adolescenti cominciano ad essere riportate. Secondo l’ OMS a livello globale si sono verificati 103 casi in bambini di età non superiore ai 17 anni. Di questi, 26 casi sono stati segnalati in bambini di età compresa tra 0 e 4 anni. Il numero totale di pazienti affetti da vaiolo delle scimmie di cui si conosce l’età era di 19.591 al 12 agosto.

Nel loro insieme, questi dati indicano come, pur se iniziata in una particolare comunità, l’attuale pandemia di vaiolo delle scimmie potrebbe ben presto travalicare quella comunità, attraverso le connessioni sociali che ogni essere umano ha con ambienti diversi, particolarmente quando tali connessioni sociali comportano il contatto molto ravvicinato; rientrano fra questo tipo di rapporti non solo gli scambi omo- ed eterosessuali, ma certamente anche il contatto stretto fra genitori e figli e quelli che si verificano in alcuni tipi di sport, definiti appunto “da contatto”. I dati epidemiologici di precedenti focolai di vaiolo delle scimmie in Africa suggeriscono che il tasso di attacco secondario potrebbe raggiungere il 12,3% tra i contatti familiari non vaccinati contro il vaiolo di individui con vaiolo delle scimmie, colpendo in particolare i bambini di età inferiore ai 15 anni.     

E al riguardo è ancora tutto da definire il ruolo nella trasmissione da parte degli animali domestici: nei paesi endemici, solo gli animali selvatici (roditori e primati) sono stati trovati portatori del virus del vaiolo delle scimmie. Tuttavia, la trasmissione del virus del vaiolo nei cani della prateria è stata descritta negli Stati Uniti e nei primati in cattività in Europa che sono stati a contatto con animali infetti importati. Un recentissimo studio evidenzia la trasmissione uomo-cane con comparsa negli animali dei sintomi tipici, il che dovrebbe far discutere sulla necessità di isolare gli animali domestici da individui positivi al virus del vaiolo delle scimmie.

Rispetto agli adulti sani, le complicanze sono più frequenti nei bambini e nelle persone immunocompromesse, con un aumentato rischio di superinfezione batterica, sepsi, cheratite, complicanze respiratorie dovute ad ascessi faringei e polmonite o encefalite. Precedenti focolai di vaiolo delle scimmie hanno riportato un aumento della mortalità e dei tassi di ospedalizzazione nei bambini, anche nei paesi ad alto reddito, come gli Stati Uniti, in cui le uniche due manifestazioni gravi durante l’epidemia del 2003 sono state osservate nella popolazione pediatrica.

Tra il 2001 e il 2021, i tassi di mortalità per scimmia nella Repubblica Centrafricana sono stati più alti nei bambini che negli adulti: Il 9,6% dei bambini è morto contro il 5,2% degli adulti. Durante un’epidemia del 1985 in Zaire, i tassi di mortalità sono stati più alti tra i bambini di età inferiore ai quattro anni, con un tasso del 14,9%, seguito dal 6,5% nei bambini di età compresa tra i 5 e i 9 anni, nessun decesso nei bambini dai 10 anni in su. Sebbene il rischio di malattie gravi e di morte nei bambini molto piccoli sia effettivamente maggiore rispetto agli adulti sani, sarà comunque molto più basso di quello che abbiamo visto in Africa negli ultimi anni, Ma stiamo assistendo a una mortalità complessiva molto più bassa nell’attuale pandemia. Parlando del ruolo dei vaccini una versione modificata del vaccino MVA-BN è stata utilizzata in modo sicuro come vettore che codifica per le proteine ​​​​Ebola in uno studio randomizzato controllato su bambini di età compresa tra 1 e 17 anni, sottolineando così il suo potenziale uso futuro in questa popolazione.

Non è ancora chiaro come si evolverà l’attuale epidemia di vaiolo delle scimmie e la portata dei suoi effetti sulla salute pubblica, così come rimane da chiarire  l’emergenza e il riemergere senza sosta del vaiolo delle scimmie dopo oltre 40 anni di efficace controllo vaccinale delle infezioni da orthopoxvirus. È necessaria una guida preventiva costantemente aggiornata e accrescere gli interventi di salute pubblica incentrati sulla protezione delle popolazioni vulnerabili, in particolare le persone immunocompromesse, le donne in gravidanza e i bambini.

 

Pier Luigi Tucci

 

The monkeypox outbreak: risks to children and pregnant women

Manon Vouga, et al

https://doi.org/10.1016/S2352-4642(22)00223-1

Evidence of human-to-dog transmission of monkeypox virus

Sophie Seang, et al

 

https://doi.org/10.1016/S0140-6736(22)01487-8