Aumento dell’incidenza della pubertà precoce e accelerata nelle femmine durante e dopo il blocco italiano per la pandemia di coronavirus 2019 (COVID-19)

É noto come l’età dello sviluppo puberale si stia progressivamente abbassando, soprattutto nel sesso femminile. Nel contesto della pubertà precoce o anticipata la familiarità rappresenta un importante fattore predisponente, al contrario il ruolo di fattori ambientali non è al momento ancora stato ben definito.

Lo studio si propone di valutare retrospettivamente l’incidenza di nuove diagnosi di pubertà precoce centrale (CPP) e la progressione delle pazienti precedentemente diagnosticate durante e dopo il lockdown instauratosi in Italia come misura di contenimento del contagio da COVID-19 comparandole con i dati dei precedenti 5 anni. In particolare, lo studio ha valutato l’impatto dell’incremento del BMI e dell’utilizzo di strumenti elettronici nelle pazienti considerate.

Lo studio ha incluso 49 pazienti di sesso femminile con CPP, suddivise in due gruppi: Gruppo 1 comprendente le nuove diagnosi di CPP e un Gruppo 2 di pazienti precedentemente identificate come CPP lentamente progressive il cui sviluppo puberale ha però subito una rapida accelerazione durante e dopo il lockdown.

Di tali pazienti sono stati raccolti dati auxologici, clinici, endocrinologici e radiologici e comparati con i rispettivi due gruppi di controllo seguiti dalla stessa unità operativa nel periodo compreso tra marzo e luglio dal 2015 al 2019. Inoltre, i genitori delle pazienti sono stati invitati a completare un questionario relativo alla frequenza di utilizzo di electonic devices prima e durante il lockdown.

Dallo studio sono emerse 37 nuove diagnosi di CPP (Gruppo 1) e 12 pazienti, con pregressa CPP lentamente progressiva, hanno mostrato un’accelerazione dello sviluppo puberale (Gruppo 2). Il numero di nuove diagnosi di CPP è risultato significativamente maggiore della media dello stesso periodo nei 5 anni precedenti (16-19 nuovi casi/medesimo periodo/anno, p<0.0005). Non si sono osservate differenze statisticamente significative tra Gruppo 1 e 2 in termini di intervallo di tempo intercorso tra la comparsa del B2 e la diagnosi di CPP, tuttavia le pazienti del Gruppo 1 hanno mostrato una minore età cronologica al B2 (p<0.005) e alla diagnosi (p<0.0005), uno stadio di Tanner più avanzato alla diagnosi (p<0.05), livelli di LH e E2 basali maggiori, picchi di LH più elevati al LHRH test (p< 0.005), lunghezza uterina maggiore (p<0.005) e maggiore volume ovarico (p<0.0005). Allo stesso modo, il numero di pazienti con precedente diagnosi di CPP ed accelerazione dello sviluppo puberale è risultato superiore ai controlli (12 vs 2-3 casi/medesimo periodo anno, p<0.0005). In questo gruppo, i valori di LH basali (p<0.05) e di E2 (p<0.005) sono significativamente aumentati come la stessa risposta dell’LH al LHRH test (p<0.05). Tali pazienti hanno mostrato inoltre una più rapida progressione in termini di stadi di Tanner (p<0.0005), maggiore lunghezza uterina (p<0.05) e volume ovarico (p<0.05). Inoltre, in entrambi I gruppi, durante il lockdown, il valore di BMI è aumentato significativamente (p<0.05) e i genitori hanno riportato un concomitante aumento dell’utilizzo di dispositivi elettronici (p<0.0005).

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Da aprile a agosto 2020, inoltre, anche presso il reparto di Endocrinologia del nostro centro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, abbiamo osservato un importante incremento del numero di casi di pubertà precoce (18 casi vs 10 casi nel solo anno 2019), con un aumento del 180% nei soli primi 8 mesi del 2020 rispetto all’intero 2019.

I 18 pazienti (17F, 1M) considerati, inoltre, presentavano pubertà precoci idiopatiche con RMN negativa (100%), contro invece il solo 40% di forme idiopatiche nel 2019 (40% glioma, 10% encefalite, 10% Sindrome Adrenogenitale).

Dai risultati è emerso inoltre, in linea con il sopracitato lavoro fiorentino, come in questi pazienti i valori di LH al baseline e stimolati, al pari dei valori di estradiolo/testosterone totale e delle stesse dimensioni uterine siano risultati decisamente aumentati.

Nonostante tali valori, indicativi di un’importante attivazione dell’asse, l’età ossea, normalmente decisamente avanzata, è risultata non significativamente differente dall’età anagrafica a supportare l’ipotesi di un fenomeno di recente insorgenza e rapidamente evolutivo.

In conclusione, i dati riportati mostrano come, durante il lockdown, si sia assistito ad un incremento di incidenza di CPP e ad una rapida progressione puberale delle CPP precedentemente diagnosticate rispetto agli anni precedenti. È verosimile che alla base di tale fenomeno vi siano dei potenziali trigger ambientali, quali l’incremento del peso corporeo, del BMI e l’aumentato utilizzo di electronic devices. Ulteriori studi multicentrici sono necessari per far luce su quali fattori risultino effettivamente implicati e il meccanismo con cui agiscono.

 

A Cura di

Giulia Rodari Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Dottoranda in Ricerca Clinica

Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano-Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano

Marina Picca, Pediatra di Famiglia, Presidente Sezione Regionale SICuPP Lombardia

 

Increased incidence of precocious and accelerated puberty in females during and after the Italian lockdown

for the coronavirus 2019 (COVID-19) pandemic.

Stefano Stagi, Salvatore De Masi, Erica Bencini, Stefania Losi, Silvia Paci, Maria Parpagnoli, Franco Ricci, Daniele Ciofi and Chiara Azzari

Italian Journal of Pediatrics (2020) 46:165 https://doi.org/10.1186/s13052-020-00931-3