Associazione di precoci esperienze di socializzazione e media digitali con lo sviluppo di sintomi legati al disturbo dello spettro autistico

Associazione di precoci esperienze di socializzazione e media digitali con lo sviluppo di sintomi legati al disturbo dello spettro autistico

La crescente prevalenza del disturbo dello spettro autistico (ASD) ha mosso gli studiosi per cercare una spiegazione. Qualunque sia la genomica sottostante dell’autismo l’incidenza è costantemente aumentata e sembra logico pensare a perturbazioni ambientali che si sono verificate negli anni passati. In particolare, l’aumento dell’incidenza dell’ASD è iniziato sul serio nel 1996.

Cos’altro è iniziato nei primi anni ’90? L’aumento dei programmi televisivi per l’infanzia.
Nel 1970, l’età media in cui i bambini iniziarono a guardare la televisione era di 4 anni; entro il 2006 erano 4 mesi.

Le associazioni sono sempre difficili e problematiche, ma ci sono validi motivi teorici per ritenere che possa esistere un potenziale nesso causale tra l’eccessiva esposizione precoce ai media e gli esiti dello sviluppo nei bambini.

Gli autori hanno estrapolato dal National Children’s Study quello che i caregiver hanno riferito sulle attività dei loro figli: si o no alla TV e il tempo trascorso a 12 mesi, le ore trascorse alla TV ai 18 mesi, il tempo trascorso dal caregiver a leggere il bambino e la frequenza di gioco con il bambino a 12 mesi. Sono stati inclusi nell’analisi prematurità, età materna alla nascita, sesso, reddito familiare, etnia.
I risultati sono riassumibili in pochi concetti: più video e meno gioco, più rischi di disturbi dello spettro autistico rilevati con la M Chat a 2 anni di età.

Lo studio non è metodologicamente perfetto perché non era possibile randomizzare i bambini (esposti e non esposti ai media) e tutte le ulteriori variabili e valutarne lo sviluppo in uno studio longitudinale.
(E’ invece in corso uno studio sullo sviluppo dei bambini sani, finanziato da diverse consociate del National Institutes of Health, e modellato sullo studio ABCD (Adolescent Brain Cognitive Development) di grande successo che avrà bisogno però ancora di anni prima di essere lanciato. Ma i limiti metodologici resteranno.

I risultati comunque possono comunque suggerire alcune considerazioni e confermare altri studi sul tema.

I potenziali effetti dei media sullo sviluppo del bambino si svolgano attraverso 2 percorsi.

Il primo è quello diretto: come e cosa un bambino guarda del mondo influenza il suo sviluppo. Nel caso dei bambini sotto l’anno di vita sono cruciali il contenuto visualizzato e le caratteristiche formali dei programmi che per gli spettacoli infantili sono insolitamente rapidi e bruschi.

Il secondo percorso è indiretto: il tempo trascorso con i media è a scapito del tempo speso in altre attività: lettura, gioco fisico, interazioni sociali, ecc. Da questo punto di vista, anche i contenuti innocui o discutibilmente educativi possono avere effetti negativi se affollano altre attività critiche che guidano lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo dei bambini.
In particolare le ridotte interazioni con i caregiver, a causa del tempo trascorso con i media, esercitano probabilmente i maggiori (e peggiori) effetti proprio prima di 1 anno di età.

In linea teorica, i risultati suggeriscono che potrebbero esserci più percorsi per lo sviluppo di ASD, alcuni predeterminati geneticamente, altri in gran parte ambientali e altri ancora che si basano su una miscela di entrambi.

E allora cosa possono suggerire i pediatri ai genitori?

La dichiarazione dell’American Academy of Pediatrics Media e Young Minds già nel 2016 raccomandava di non utilizzare i media digitali prima dei 18 mesi di età. A seguire anche linee Guida Italiane a firma di tante sigle scientifiche e sindacali, programmi ventennali come Nati Per Leggere, linee formative sullo sviluppo precoce del bambino indicano la stessa prudenza. Questo studio aggiunge ulteriore credibilità a tali raccomandazioni.

Commento

Continuiamo a chiedere studi scientifici su verità che oramai sono sotto gli occhi si tutti gli operatori sanitari.
Ma è arrivata la pandemia con tutto quello che ha causato e se solo guardiamo un po’ avanti dobbiamo riflettere.
Solo alcuni spunti: la didattica per tutte le età come è stata? Solo device. E la scuola che verrà? Più device. E la paura che tiene ancora distante dagli altri umani soprattutto gli adolescenti? Ancora più spazio alla dimensione elettronica. E la tipologia della pubblicità così diversa? Indirizzata fortemente alla comunicazione digitale. In poche parole è facile che si sia consolidata l’abitudine in questi tre lunghi mesi a qualsiasi device come unico strumento domiciliare possibile in un mondo confinato.
Duro colpo, tutto da rimettere in ordine. E quindi abbiamo un ruolo da ritrovare, più forte di prima. Fornire altri modelli possibili alle famiglie per non trovare nella tecnologia l’unica risposta ai bisogni dei bambini (e degli adulti) di tutte le età. Da 0 a 100. Con gli ovvi distinguo!!!

Monica Pierattelli

Association of Early-Life Social and Digital Media Experiences With Development of Autism Spectrum Disorder-Like Symptoms
Karen Frankel Heffler, et al.
JAMA Pediatr . 2020 Apr 20;e200230. doi: 10.1001/jamapediatrics.2020.0230. Online ahead of print