L’articolo “Tackling childhood overweight and obesity after the COVID-19 pandemic” ci ricorda alcune cose che sappiamo e una che potevamo facilmente prevedere. Sappiamo che (il corsivo sono considerazioni personali): a) l’epidemia/pandemia mondiale di eccesso ponderale (sovrappeso + obesità) in età pediatrica ha un trend di crescita, meno nei paesi ricchi, di più in quelli poveri. b) l’eccesso di peso comporta una serie di problemi gravi per la salute sia nella sfera fisica (ipertensione arteriosa, diabete, dislipidemia, s. metabolica, problemi ortopedici, endocrinologici, ecc.) che in quella psichica (scarsa autostima, depressione, bullismo, ecc.) e che queste patologie, in molti casi, sono già presenti nel bambino. c) non esistono efficaci misure di prevenzione/trattamento basate sull’evidenza. d) nel giro di pochi anni l’eccesso ponderale dei bambini di oggi avrà dei gravi costi anche economici, diretti e indiretti, tali da poter mettere in crisi gli attuali sistemi di welfare. e) per contrastare questo trend occorrerebbe un impegno della società nel suo insieme, compreso quello dei decisori politici, ma è improbabile che i politici di oggi siano così lungimiranti da prendere delle iniziative che avranno dei benefici solo a lungo termine, quando i loro mandati saranno terminati. Potevamo invece facilmente prevedere che le misure di contenimento della pandemia COVID-19 (lockdown, chiusura scuole e spazi per l’attività fisica, inattività a casa con ricaduta sulle abitudini alimentari e del ritmo sonno/veglia) avrebbero peggiorato lo stato ponderale dei bambini e dei ragazzi, andando a incidere su una situazione già critica. Gli autori inglesi esprimono una grande preoccupazione ma non fanno delle proposte concrete, se non ribadire che occorrerebbe un approccio politico integrato a ogni livello in collaborazione con tutti coloro che si occupano dell’educazione dei bambini e degli adolescenti. A detta degli autori l’unico provvedimento, per altro discutibile e di molto dubbia efficacia, ipotizzato dal governo per affrontare la situazione è quello di pesare i bambini due volte l’anno nelle scuole, informando i genitori della eventuale presenza di eccesso di peso, sperando che le famiglie si facciano carico del problema. Questa proposta è indicativa della scarsa assistenza pediatrica nel sistema sanitario del Regno Unito, dove il pediatra è una figura solo di secondo livello, non disponibile per tutti i bambini e che non svolge nessuna attività preventiva.
L’articolo appena commentato suggerisce qualche riflessione sulla situazione italiana. L’Italia con gli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo (patrie dell’omonima dieta) è ai primi posti per prevalenza di eccesso ponderale in età pediatrica e, considerando solo l’obesità, batte tutti gli altri, almeno stando agli ultimi dati europei disponibili (WHO European Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) Report on the fourth round of data collection, 2015–2017). L’Italia è anche stata uno dei paesi europei dove il COVID-19 ha avuto un maggiore impatto e quindi con i più importanti periodi di lockdown, di chiusure scolastiche e di inattività dei ragazzi. Il lavoro di Pietrobelli sul peggioramento ponderale dei bambini veronesi (peraltro citato dall’articolo di Lancet) testimonia che anche nel nostro Paese la pandemia ha avuto effetti molto negativi anche se, a onore del vero, nelle ultime rilevazioni pre COVID-19 si era assistito a un moderato miglioramento dell’eccesso ponderale nei nostri bambini. La nostra situazione quindi probabilmente è peggiore di quella inglese che tanto preoccupa gli estensori dell’articolo. È paradossale e in qualche modo difficilmente spiegabile, che questo avvenga in un paese che ha delle migliori tradizioni alimentari ed è dotato di un’ottima assistenza pediatrica, dove la crescita dei bambini è monitorata molto meglio rispetto alle semplici misurazioni del peso nelle scuole. Fermo restando che nell’attuale e pervasivo ambiente obesogenico dove vivono i nostri bambini, cioè caratterizzato da scarsa attività fisica e disponibilità praticamente infinita di cibo ad alta densità calorica, il contrasto dell’eccesso ponderale è molto difficile e non può essere delegato al solo pediatra, dovremmo comunque chiederci se in questo campo la pediatria delle cure primarie fa abbastanza e comunque quali possono essere le cause della importante diffusione di eccesso ponderale tra i bambini e tra i ragazzi del nostro Paese.
Marco Giussani
Tackling childhood overweight and obesity after the COVID-19 pandemic
Himmat Singh Badesha, et al.
Pubblicato: 22 luglio 2021DOI: https://doi.org/10.1016/S2352-4642(21)00204-2
