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Giuseppe Ragnatela
a cura di Giuseppe Ragnatela


Il blitz, ordinato dal ministero della Salute, ha creato scompiglio tra i giovanissimi atleti e sconcerto tra genitori e organizzatori. Esaminati i primi quattro della classifica finale.

Il controllo antidoping è stato eseguito ad atleti in erba a Tradate, in provincia di Varese, dopo una corsa ciclistica della categoria Giovanissimi. .
Al traguardo un medico inviato dal ministero della Salute ha effettuato un controllo a sorpresa su quattro ragazzini, i primi quattro classificati, della categoria G6, dove corrono i nati nel 2004.Il controllo antidoping ha generato un certo scompiglio ed un clima di incredulità:

i giovani ciclisti , le loro famiglie e gli stessi organizzatori dell'evento sportivo sono stati colti di sorpresa. Gli organizzatori hanno dovuto affrontare non pochi problemi logistici: una piccola tenda allestita per l’assistenza medica ha facilitato le operazioni di controllo. Dal ministero della Sanità confermano la notizia: “Esiste un protocollo - dicono fonti ministeriali -  in base al quale possono essere effettuati controlli antidoping a tesserati di qualunque età e di qualunque disciplina. È un programma avviato a tutela della salute di chi pratica sport e sono controlli che avvengono abitualmente; anche se solo di rado in fasce di età così basse. Fino a oggi, per fortuna, nessun baby atleta è stato trovato positivo ai test”.

 

L’episodio di Tradate conferma il clima di sospetto che circonda il ciclismo e lo sport in generale .E’ opportuno riconoscere che l’uso di sostanze proibite e nocive coinvolge  non solo gli atleti professionisti ma anche  chi partecipa a semplici gare amatoriali.

La legge n.376  del 14 dicembre 2000, n. 376, definisce come doping " la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti (art.1,comma 1)” e  “la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione di pratiche mediche, non giustificate da condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche indicate nel comma 2 (art.1,comma 3)”.

Il doping si diffonde sempre più tra i giovani sportivi,addirittura sotto i 12 anni: se ne parla ancora troppo poco, mancano dati precisi, si teme che possano essere numerosi i bambini e gli adolescenti che fanno uso di sostanze dopanti. Nello sport agiscono le stesse sollecitazioni che si incontrano in altri campi: l’uso di sostanze e farmaci inizia come “aiutino” alla prestazione, per fare meglio, ma anche per essere “in” a scuola, con gli amici. A volte sono gli stessi ragazzi che sfruttano la rete o le loro conoscenze personali, per impossessarsi di queste sostanze; altre volte sono gli allenatori ,poco scrupolosi,che stilano piani alimentari e consigliano “integratori”. In questi casi i genitori sono spesso “assenti” o “ poco presenti “nella vita dei figli. Altre volte, però, sono gli stessi genitori che vogliono che vincano a tutti i costi e non concedono ai figli il diritto di “non” essere campioni , mettendo a repentaglio anche la loro salute e il loro benessere psico-fisico.   Nel febbraio 2014, il tribunale di Treviso, ha tolto la patria potestà ai genitori di un quattordicenne, affidando il minore ai servizi sociali, perché lo obbligavano a doparsi per vincere.

L’uso del “doping”  è il sintomo di una cultura che prevede la scorciatoia per migliorare la “performance” con qualcosa che vada oltre una sana alimentazione e l’ allenamento. Quando è importante il risultato e non il percorso che si fa per ottenerlo, è chiaro che qualsiasi strada lecita o illecita che permette di raggiungere l’obiettivo diventa appetibile. La migliore barriera contro il doping è un sana collaborazione  atleta-genitori-allenatore. L'esempio, il modello da seguire, è inoltre determinante per il piccolo atleta che vede nel campione "pulito" il suo punto di riferimento, il suo obiettivo.

Un ruolo fondamentale hanno, infine ,i pediatri e i medici dello sport. È essenziale che i pediatri siano sensibilizzati sia sui rischi sanitari sia su quelli etici. Il pediatra è un osservatore privilegiato e ha un ruolo fondamentale perché è in grado di cogliere, se preparato,i cambiamenti del ragazzo, di parlare con lui e con i genitori, di correggere la situazione e di ristabilire una giusta scala di priorità nelle aspettative del ragazzo e dei suoi genitori, prima che sia troppo tardi.


Giuseppe Ragnatela
http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/08/09/news/varese_controlli_antidoping-145650741/?ref=search
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/05/16/news/gli_amatori_del_doping-139499496/

 
Rubrica curata da:

Giuseppe Ragnatela

 

Teresa Cazzato