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La fine del Medio Evo e l’inizio del Rinascimento videro in tutta Europa il proliferare di pubblicazioni che riguardavano le malattie dell’infanzia. Basti pensare a Bagellardo da Fiume (1410 ca – 1494), a Gerolamo Mercuriale (1530 – 1606), a Leonello de Vittori (1450 – 1520) per ricordare alcuni degli italiani più famosi, ma anche ai tedeschi Bartholomäus Metlinger (1440 ca – 1492 ca) , Roelans von Mecheln (1450 – 1525) ed Eucario Rősslin (1470 – 1526), all’austriaco Sebastiano Austrius (? – 1550), o all’inglese Thomas Phaire (1510? – 1560). Molti di questi, pur facendo tesoro delle proprie esperienze, si avvalevano spesso delle dottrine dei padri della medicina greco - romana come Ippocrate (460 a. C. ca. – 377 a. C.), Sorano d’Efeso (90 d. C. ca. – 150 d. C. ca), Celso (14 a. C. ca. – 37 d. C. ca) e soprattutto Galeno (129 d. C. – 216 d. C.), le cui teorie rimasero in gran parte “intoccabili” fino alla metà del XVII secolo.

Frequentemente, poi, si faceva ricorso ai principi enunciati nei trattati delle scuole medioevali. A fronte della definizione di “secoli bui” spesso attribuita nel passato all’epoca medioevale, sappiamo come invece il Medioevo fu percorso da fermenti culturali importanti soprattutto nella religione e nella filosofia (basti pensare a San Bernardo e San Tommaso d’Aquino), ma anche nella medicina (basti pensare alla Scuola Salernitana e alle altre scuole mediche, come Bologna e Padova per limitarci alla nostra penisola, o a quella di Montpellier, che qui ci interessa).

Queste Scuole, facendo proprie anche le innovazioni provenienti dal mondo arabo di medici famosi come Rhazes (Muhammad ibn Zakariya al-Razi, 860 – 932), Avicenna (Abu ‘Alì al-Husain Ibn Sina, 980 – 1037) e Albucasi (Abu ‘l-Qasim, sec. XI), rappresentarono per secoli una parte importante del sapere medico in Europa dettando in modo esaustivo le “regole” per curarsi e mantenersi sani osservando corretti stili di vita. La Scuola Medica Salernitana, in particolare, della quale si ha notizia a partire dal IX secolo, raggiunse il periodo di massimo splendore tra l’XI e il XIII secolo e fu certamente la più famosa. Nello “studium” di Montpellier fu sicuramente attiva una Scuola di Medicina dalla metà circa del XII secolo (ufficializzata nel 1181 con un proclama di Gugliemo III), anche se qualche studioso tende a farne risalire le origini all’VIII secolo (Pelta).

Fu definitivamente trasformata in “Università” nel 1289 con la Bolla di Fondazione emanata da Papa Niccolò IV. Da notare che la città di Montpellier tra il XIII e il XIV secolo fu una sorta di crocevia tra Francia e Spagna. In quell’epoca rappresentava un specie di porto franco: da una parte sottoposta alla magistratura del Re d’Aragona, dall’altra retta da una amministrazione “comunale” autonoma (almeno fino al 1350, anno nel quale passerà definitivamente alla Francia). Tra i “maestri” di Montpellier spicca il nome di Bernard de Gordon (1258 ca. – 1320 ca), latinizzato Gordonius, nominato di sfuggita dal Latronico (Storia della Pediatria), nel capitolo delle malattie del cuoio capelluto insieme ad altri due medici dello “studium” francese: Arnaldo da Villanova (1235 – 1315) e il famoso Guy de Chauliac (1300 ca – 1368), seguace e successore dello stesso Gordon.

Gordon FrontespizioTra le opere del Gordon figura il Tratado de los niños (fig. 1), un breve manuale sulle malattie del neonato e del lattante scritto verosimilmente agli inizi del XIV secolo (Cabrera Sanchez). L’unico esemplare del trattato, che siamo riusciti a reperire è una edizione in lingua spagnola stampata a Madrid nel 1697 inserita nel volume Obras de Bernardo de Gordonio insigne maestro, y doctor de medicina. Seppure ricordato a più riprese dagli storici medievalisti contemporanei (Cabrera Sanchez, Cull, Dutton, Guardo), questo breve trattato non viene quasi mai citato nella letteratura pediatrica. Le notizie biografiche sul Gordon sono molto scarse e, come accade spesso per personaggi anche molto famosi dell’epoca medioevale, non vi è accordo neppure sulla data e sul luogo nascita: scozzese per alcuni; più francese che scozzese per il Wickersheimer; certamente francese per il Demaitre, che lo ritiene (peraltro pesantemente contestato dal Talbot) di nobile famiglia proveniente da Gourdon, antica città nella provincia di Quercy (dipartimento di Lot); ma c’è chi lo considera persino di origini italiane, astigiane per l’esattezza, come ipotizza il Bonino, autore della Biografia medica piemontese. Si hanno notizie certe del Gordon tra il 1283 ed il 1308, il periodo in cui visse a Montpellier , “università” nella quale studiò e dove divenne successivamente professore insegnando, come egli stesso riferisce, dal 1285 in poi. Per certi versi il Gordon viene da alcuni considerato come uno dei fondatori della stessa università visto che, come abbiamo avuto modo di dire, la Bolla di Fondazione venne emanata nel 1289 e dunque proprio durante gli anni del suo insegnamento. Da notare che nonostante non vi sia misteriosamente traccia né della sua presenza tra i venticinque maestri citati negli statuti della scuola tra il 1289 e il 1319, né dei corsi da lui tenuti, rimangono tuttavia come testimonianza inequivocabile della sua attività a Montpellier i numerosi scritti a lui universalmente attribuiti come il Lilium medicinae, che con il sopraggiungere della stampa venne pubblicato più volte già prima del 1500 (Ferrara, Napoli, Lione, Siviglia, Venezia) e che per almeno tre secoli rappresentò un punto di riferimento soprattutto nel mondo medico - scientifico spagnolo e francese. Riporteremo una sintesi di una parte dei capitoli del Tratado de los niños del Grodon con le curiose e stravaganti terapie da lui utilizzate. La traduzione che proponiamo non è esente da lacune in quanto il testo originale è scritto in castellano antico con numerosi termini che oggi presentano difficoltà di interpretazione.

Capitulo III. Del regimiento del niño despues que le comiençan a nacer los dientes. La dentizione viene vista dal Gordon come il momento per iniziare lo svezzamento: “Quando cominciano a nascere i denti anteriori, è il segnale che conviene introdurre alimenti più sostanziosi e più consistenti del latte. La nutrice deve allora dargli il pane masticato o rammollito nel latte o nel brodo di carne, o nell’acqua con l’aggiunta di poco vino, o miele; oppure somministrare carne molto tenera (“mantecosa”), e così a poco, a poco si deve abituarlo ai cibi solidi”. La sospensione del latte materno veniva perseguita anche con metodi poco ortodossi, ungendo “… la testa del bambino o le mammelle con aglio o senape o con fuliggine o con mirra polverizzata..” al fine di dissuadere il lattante dall’attaccarsi al seno.

Capitulo V. Del no dormir de los niños. I disturbi del sonno venivano curati ponendo “…sulla loro fronte e sulle tempie dei panni bagnati con latte di donna che allatta una figlia femmina e olio rosato, farina di papavero bianco”. Se fosse stato necessario essere più energici, bisognava aggiungere: lattuga (Lactuca sativa), portulaca (Portulaca), e ”vermiculares” di oppio. In tutte le infermità dei lattanti, tuttavia, risultava prioritario regolare la dieta della nutrice, poiché, secondo il pensiero medico corrente la maggior parte delle volte le infermità derivava dal latte, e la nutrice andava salassata, e “….se ubriaca le sia comandato di astenersi dal bere”.

Pistacia lentiscusCapitulo VII. De la estornudacion que acontee los niños . Per la rinite si doveva utilizzare olio rosato, latte di donna e un poco di aceto; se era presente anche catarro bisognava spalmare sulla fronte e sulle tempie un preparato a base rose, sandalo, sangue di drago e “agua rosada”. Se si ipotizzava il freddo come causa andavano aggiunti: almastica (Pistacia lentiscus) (fig. 2), incenso, mirra. L’empiastro costituito da questi ingredienti doveva essere applicato soprattutto per la parte anteriore della testa, in quanto la parte anteriore della testa, a causa dello spessore sottile, è più spesso soggetta a catarro e quindi a maggiori danni.


Capitulo IX. Del dolor de las orejas de los niños. La terapia dell’otalgia si avvaleva dell’olio rosato con un poco di oppio unito al latte di donna, un rimedio quest’ultimo che appartiene alla tradizione popolare e viene ancor oggi consigliato da alcune nonne. Se la causa dell’otalgia veniva identificata nel vento, bisognava utilizzare alcune gocce di un distillato ottenuto facendo cuocere mirra, “espiquenardi” (?), anice (Pimpinella anisum), cumino (Carum carvi) e olio di camomilla.

Capitulo X. De la inflamacion de los ojos de los niños. La congiuntivite andava curata con una spugna bagnata in acqua miscelata con camomilla, meliloto e anice da porre spesso sugli occhi del bambino. Da notare che gli impacchi e i colliri alla camomilla trovano anche ai nostri giorni un loro impiego, cercando di sfruttare l’azione antinfiammatoria della Matricaria recutita.

Glycyrrizha glabraCapitulo XI. De la hendedura de los labios. La cura delle perleche e delle fissurazioni labiali si avvaleva dell’applicazione sulle lesioni, con una piuma, di un preparato a base di liquirizia (Glycyrrhiza glabra) (fig. 3), gomma arabica sciolta in “agua rosada”, cerussa lavata (sottocarbonato di piombo), litargirio polverizzato (monossido di piombo).

Capitulo XII. De la comezon de las enzias de los niños. La dentizione era considerata una delle patologie più importanti, in quanto ad essa venivano attribuite un numero elevato di complicanze: “Quando inizia la dentizione succede che ai bambini sopravvengano molti disturbi come il prurito delle gengive, spasmo, febbre, insonnia, diarrea, inappetenza, vomito, inquietudine e molti muoiono” (!). Al di là dell’inevitabile dieta per la nutrice, si dovevano ungere le gengive, il collo e la gola con olio di viole unito ad un poco di cera bianca. La testa andava bagnata e massaggiata con una decozione di camomilla, meliloto, violette e rose. Infine si doveva porre sullo stomaco del povero bambino un impiastro con anice, rose macerate in aceto, menta, assenzio (Artemisia absinthium) e caglio di capretto (“cuajo”), quasi un “caggiu de crabittu” sardo, ottenuto da latte cagliato nell’abomaso di capretto.

Capitulo XIII. De las postillas de la lengua, y de la garganta. Per le pustole della lingua e della gola era possibile utilizzare una rimedio topico composto da: portulaca, somacco ( Rhus coriaria), mirtilli (Vaccinium myrtillus), scorza di melagrana (Punica granatum), allume, il tutto scaldato in olio rosato. Nel corso della malattia gli alimenti andavano conditi con mandorle dolci, uva passa, melagrana dolce, miele: “In questo modo passerà anche il catarro”.

Eugenia caryophyllataCapitulo XVI. De las enfermedades del estomago del niño . “Può succedere che il bambino presenti singhiozzo, vomito e pesantezza di stomaco”: la terapia indicata era una soluzione a base di “furecio” (?), chiodi di garofano (Eugenia caryophyllata) (fig. 4) e cumino. Risultava utile anche applicare sullo stomaco un empiastro composto da menta, chiodi di garofano e assenzio. In caso di “debolezza di stomaco” bisogna ungere la regione gastrica con muschio, acqua rosada e mirtilli.

Capitulo XVII. De la hinchazon del estomago, o vientre de niño . Per le coliche gassose si doveva prima lavare l’addome del bambino e quindi ungerlo con olio di pepe lungo (Piper longum).

Capitulo XVIII. De la apostema del ombligo del niño . L’onfalite (e verosimilmente anche il granuloma ombelicale) traevano beneficio dall’applicazione topica di un olio a base cerussa, litargirio, olio di sesamo ed essenza di trementina.

Capitulo XIX. Del dolor del vientre del niño . “Alcune volte – dice il Gordon - i bambini piangono per il mal di pancia, e sono in grande angoscia, conviene che siano soccorsi con panni caldi stesi sopra l’addome. Si appoggerà un sacchettino di miglio (Panicum miliaceum) tostato posto sull’addome, con l’aggiunta di acqua calda, e un uovo fritto con l’aggiunta di origano (Origanum vulgare), e olio di serpente riscaldato, che posto sul ventre riduce meravigliosamente (!) il dolore.

Capitulo XX. De la constipacion del vientre del niño . La terapia della stipsi si avvaleva di un panno sottile bagnato nel miele e steso sull’addome oppure, se la costipazione era persistente si doveva mettere “… sopra l’ombelico fiele di vacca e con questo ungere tutto l’addome”.

Capitulo XXI. Del fluxo del vientre del niño . Quando il lattante presentava diarrea, si doveva modificare subito la dieta della nutrice con cibi a base di riso, lenticchie, formaggio senza sale, e uova sode cotte nell’aceto. Come bevanda era concesso il vino”grosso”. Al lattante andava somministrato “…latte di capra bollito, nel quale si mettano pietre di fiume ardenti, caglio di capretto, con l’aggiunta di acqua astringente, nella quale ci sia piantaggine (Plantago lanceolata), licio (Lycium barbarum), celtica (Valeriana celtica?), summacco, melagrana ed altre cose simili”

Curcuma zedoariaCapitulo XXIV. De los gusanos de de los niño. Per i vermi era necessario assumere la semente di centaura (Centaurium ombellatum) con latte o anche la semente del cedoario (Curcuma zedoaria) (fig. 5). Era necessario aggiungere impacchi sul ventre: in caso di febbre (?) dovevano essere preparati con succo di sempreviva (Sempervivum tectorum) , solatro, farina di orzo (Hordeum vulgare) e aceto forte; se invece non c’era febbre era sufficiente un preparato con fiele di vacca, o con succo di pesche o di persicaria (Persicaria maculosa).

Capitulo XXVI. Del fuego che sale a los niño (fuoco di Sant’Antonio? ). La terapia topica prevedeva l’utilizzo di una polvere ottenuta da noci (sic!) di cipresso, galle (cecidio) , mirra, almastica, summacco, melagrana e aloe, recentemente riproposta per le afte.

Capitulo XXVIII: De la fiebre del los infantes. Per la febbre veniva ritenuto utile il succo di melegrane aspre con l’aggiunta di un poco di canfora e zucchero, sciroppo oleoso, oxizacara (preparazione medicale con aceto e zucchero), sciroppo violato, sciroppo nenufarino (Nenufaro: pianta d’acqua, ninfea), sciroppo di julebbe con acqua d’orzo e una serie di accorgimenti sull’ambiente.

Ci è parso utile proporre nell’ambito della Storia della Pediatria la traduzione del Tratado de los niños di Bernard de Gordon, un’opera medioevale riguardante le malattie infantili scarsamente conosciuta, scritta agli inizi del XIV secolo, in un’epoca nella quale l’attenzione all’infanzia era certamente più teorica che pratica, anche se iniziava a formarsi una coscienza genitoriale ed un maggiore attaccamento dei genitori soprattutto verso i figli più piccoli (Cerasoli). Si tratta, come detto, di un breve manuale, che descrive le terapie allora utilizzate per le più frequenti patologie dei primi anni di vita. Secondo l’uso medioevale i rimedi sono essenzialmente fitoterapici e aderenti ai principi della medicina monastica. Da notare che il Gordon, contrariamente alle teorie correnti dell’epoca, fu forse meno influenzato dai principi, già avversati da Avicenna e Maimonide (1136 – 1204), che predicavano l’influsso dell’astrologia sulla salute (Zanca). D’altro canto il Gordon fu certamente un uomo molto religioso (Salmon) e le sue opere terminano con la frase “Laus Deo, & B. Mariae, Atque omnibus Sanctis”. Secondo il Demaitre egli aveva avuto modo di venire a contatto con i monaci delle abbazie cistercensi e di studiare il loro “secreti medicinali”. Le terapie descritte nell’opera del Gordon, ad ogni buon conto, appaiono oggi prive di basi scientifiche reali, tuttavia non pochi sono i punti gli spunti di collegamento con la pratica fitoterapica odierna e con l’uso che oggi vien fatto di determinate erbe, non senza un certo beneficio, seguendo la tradizione popolare .


Ringrazio la professoressa Margarita Cabrera Sanchez dell’Università di Cordoba per la collaborazione. Le immagini delle piante sono tratte da Botanik für Pharmazeuten a cura di Thomas Schöpke - Institut für Pharmazie – “Ernst Moritz Arndt” Universität di Greifswald.

 
Giovanni Fasani